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27 Luglio 2021
10:01

Perché Cremona è la città più inquinata d’Italia (e la seconda in Europa)

Cremona è la seconda città più inquinata d’Europa e la prima d’Italia. Nel 2016, uno studio epidemiologico preliminare, ha scoperto che in città si registra un incremento di patologie respiratorie, rispetto ad altri comuni della zona meno esposti all’inquinamento, del 13 per cento, di tumori tra il 4 e il 24 per cento e di leucemie del 23 per cento. Ma perché tutto questo inquinamento a Cremona? Perché si muore così tanto di tumore?
A cura di Giorgia Venturini
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Cremona è la seconda città più inquinata d'Europa, nonché prima in Italia per livelli di particolato sottile. Lo ha rivelato lo scorso 17 giugno uno studio dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (Aea) che, come ogni anno, ha stilato la lista delle 323 città dell'Unione Europa dalla più pulita alla più inquinata. Un podio che però non sorprende: i problemi di inquinamento di Cremona non sono certo una novità. La sua conformazione geografica – la città è nel cuore della pianura padana, una delle aree più inquinate al mondo – e la sua alta concentrazione di industrie e fabbriche hanno sempre etichettato Cremona come città inquinata, mettendo più di una volta in secondo piano la sua storia e il suo tanto amato Museo del Violino.

Cremona grande polo industriale

Perché tutto questo inquinamento? La città, storicamente ricca di attività industriali, è circondata da molte realtà produttive che hanno un importante impatto sull'ambiente: il passaggio dell'autostrada A21, l'inceneritore di rifiuti urbani, l'impianto di trattamento liquami, il Consorzio Agrario e il Gruppo Ferraroni per la produzione di mangimi. E ancora, l'Oleificio Zucchi e l'azienda petrolifera Keropetrol. A questi si aggiunge la storica raffineria Tamoil, condannata dieci anni fa per reati ecologici. Ma il vero protagonista di Cremona è il Gruppo Arvedi, la seconda acciaieria d'Italia dopo l'Ilva di Taranto. Gran parte delle aziende sono munite di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e assicurano che i dati sulle emissioni sono sotto controllo ed entro ogni limite ambientale. Ma nessuno studio o dato risponde ancora all'unica domanda che conta: è certo che gli alti livelli di inquinamento, accertati anche dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (Aea), non abbiano nessun effetto sulla salute dei cittadini?

A Cremona alto numero di malattie respiratorie

I cremonesi attendono risposte da cinque anni. Da quando nel 2016 uno studio epidemiologico preliminare firmato dal dottor Paolo Ricci, allora a capo dell'Osservatorio epidemiologico della Ats di Mantova e Cremona, aveva evidenziato un alto numero di malattie respiratorie, tumori soprattutto ai polmoni, leucemie e nascite pre-termine. Uno studio mai completato. Eppure quei primi numeri non mentono: se si confronta Cremona con altri comuni non esposti della provincia si scopre che la città registra un incremento di patologie respiratorie del 13 per cento, di tumori tra il 4 e il 24 per cento e di leucemie del 23 per cento. Ma cosa succede a Cremona? Perché si muore così tanto di tumore?

Cremona sprovvista di studio epidemiologico

Ad oggi per trovare una connessione tra inquinamento e salute l'unica via possibile è quella di completare lo studio epidemiologico, unico strumento in grado di accertare le cause di tanti tumori. "Questo studio preliminare – spiega a Fanpage.it il dottor Ricci – è iniziato alla fine del 2016. Gli indicatori sanitari più evidenti riguardavano l'ospedalizzazione delle malattie respiratorie, l'ospedalizzazione per tutti i tumori, l'abortività spontanea, le leucemie e anche i tumori polmonari. Tutte patologie la cui letteratura scientifica ha assodato ormai un nesso di causa tra l'esposizione a determinati inquinanti e l'insorgenza di certe patologie". A questo punto dei fatti "non solo si tratta di sapere se c'è o non c'è un effetto sulla salute. La cosa più rilevante è la misura di questo impatto. Quanto grande è?". Questo studio epidemiologico sarebbe in grado di dimostrare la quantità e il tipo di esposizione ad inquinanti che ogni singolo cittadino è costretto involontariamente a subire. Eppure Cremona – la seconda città più inquinata d'Europa – è sprovvista di studio epidemiologico. "Avrei voluto portare a termine lo studio, ma mi è stato impedito", tiene a precisare Ricci. E poi spiega: "Io non ho avuto delle censure dirette. Nessuno mi ha mai detto ‘tu quel lavoro lì è bene che non lo faccia. Occupati di altro'. Però nei fatti non mi sono mai stati dati strumenti sufficienti per poterlo fare. E mi sono sempre trovato davanti a un muro di gomma. Rimanere ancora al mio posto mi faceva sentire anche un po' corresponsabile di questa inefficienza. Così sono andato in pensione anticipata".

La paura dei cittadini

A combattere con l'inquinamento tutti i giorni sono i cremonesi, costretti da anni a convivere con paure e preoccupazioni. Le loro paure e le loro preoccupazioni rientrano nell'inchiesta di Fanpage.it. Paolo Galante ormai da anni pulisce da una polvere scura ogni giorno il suo portico e i davanzali delle finestre della sua casa di Spinadesco, comune alle porte di Cremona: "Sembra polvere normale, ma se si prende una di quelle calamite che servono per le tende si vede che resta attaccata. Cosa sia non lo sappiamo. Insieme ad altri cittadini l'abbiamo fatta analizzare e i dati non sono rassicuranti". Oltre alla polvere a scandire la sua quotidianità sono altri disagi: "Rumore. Odore. Polvere. Questa è la situazione ambientale che ci troviamo. Come se il vicino di casa continuasse a tagliare il prato tutta notte con un tagliaerba rumorosissimo". A combattere la stessa battaglia è Daniele Ardigò, anche lui tra i cittadini che si sono rivolti a Fanpage.it, che ha comprato casa nel quartiere cremonese di Cavatigozzi, a pochi metri in linea d'aria da Spinadesco, quarant'anni fa: "Se sono polveri di campagna vabbè ce le teniamo, ma se sono polveri che magari possono avere qualche altro effetto sulla nostra salute allora qualcuno ci deve dire di cosa si tratta". Anche Daniele parla dal cortile di casa, si tocca la fronte tutte le volte che sente passare il treno merci a pochissimi metri dal suo cancello. Daniele e Paolo si immaginavano una vita tranquilla, così come Stefania Lampugnani – anche lei residente del quartiere cremonese di Cavatigozzi – che dalla scorsa estate ogni giorno deve fare i conti con un parco rottami a 80 metri da casa. "E anche in questo caso rumore, rumore e rumore. Che poi magari dal rumore riesci a proteggerti: ti chiudi in casa anche se non è bello, però dall'aria come fai? Non puoi toglierti l'aria".

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