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“Papà portato in Rsa dall’amministratrice di sostegno, temo non ci dirà quando morirà”: la denuncia di un’insegnante

Un 86enne è stato trasferito in una Rsa su decisione dell’amministratrice di sostegno nominata dal giudice tutelare di Milano. La figlia racconta a Fanpage.it di non avere notizie sul suo stato di salute da mesi e di temere che non le verrà detto nemmeno quando morirà.
A cura di Enrico Spaccini
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"Mio padre ha 86 anni, ha una disabilità dovuta a un decadimento cognitivo accertato dal Tribunale di Milano ma da maggio 2o25, quando gli è stata assegnata un'amministratrice di sostegno, io e mio fratello non abbiamo notizie sul suo stato di salute. Ho saputo tramite vicini di casa che lo scorso 20 gennaio è stato portato in una Residenza sanitaria assistenziale e ora ho paura che non ci diranno nemmeno quando morirà".

A parlare è un'insegnante di Milano di 65 anni che a Fanpage.it ha raccontato una situazione familiare complessa, che si è sviluppata attraverso i problemi di salute dei genitori e che ha portato lei e suo fratello a doversi confrontare con Tribunale e avvocati anche solo per sapere se il loro padre è in pericolo di vita oppure no. "Con il mio legale ho presentato un reclamo al giudice tutelare e un esposto al ministero della Salute rivolgendo una serie di domande su come è stato curato", ha dichiarato la 65enne: "Se il reclamo non avrà seguito, dovrò procedere con una denuncia. Intanto il tempo passa e come cittadina devo affrontare una quantità di spese impressionanti solo per avere delle risposte".

Le violenze domestiche e la nomina dell'amministratrice di sostegno

La vicenda ha avuto inizio nel 2018. "La patologia neurologica di nostro padre ha iniziato a manifestarsi anche nelle forme della violenza verbale incontrollata, arrivando a commettere violenza psicologica ed economica e maltrattamenti nei confronti di sua moglie con disabilità, quindi di nostra madre, e di minacce di morte nei miei confronti perché volevo che si curasse", ha raccontato la 65enne. Il padre, però, si sarebbe opposto a qualsiasi cura e la situazione era diventata insostenibile al punto che la madre è stata allontanata dall'abitazione. "Nel 2019 io e mio fratello siamo stati costretti a chiedere l’amministrazione di sostegno per nostra madre, che poi ho ospitato in casa mia insieme a una badante fino al giorno del suo decesso nel 2023", ha spiegato ancora l'insegnante milanese.

Gli episodi di violenza del padre nei confronti della moglie erano stati segnalati alla polizia dall'assistente familiare. L'uomo era stato rinviato a giudizio per violenza domestica nel 2020, ma a fine 2025 è stato prosciolto perché dichiarato incapace di intendere il processo a seguito della perizia disposta dal Tribunale di Milano. Nel frattempo, però, le condizioni di salute dell'86enne sarebbero peggiorate al punto che la 65enne e il fratello si sono dovuti rivolgere di nuovo al Tribunale: "Abbiamo chiesto l'amministrazione di sostegno per tutelare la sua salute e il patrimonio", ha detto ancora la figlia, "perché tutti i beni di mio padre oggi sono intestati a nostra sorella, che abbiamo dovuto denunciare per circonvenzione". L'ads è stata concessa il 9 aprile 2025, con la giudice tutelare che ha nominato un'avvocata per curare gli interessi economici dell'86enne.

Il peggioramento delle condizioni di salute dell'86enne e il trasferimento in Rsa

"Con la nomina dell'ads, io e mio fratello non sappiamo nulla di nostro padre", ha spiegato la 65enne: "L'avvocata ha detto che lui non vuole che noi fratelli avessimo alcuna informazione sul suo patrimonio, trovando conferma nella giudice che ha persino modificato il decreto di nomina. Non solo, l'amministratrice sostiene che nostro padre le abbia comunicato che non vuole che sappiamo alcunché anche del suo stato di salute, anche se, ricordo, il Tribunale ha stabilito che lui non è in grado di intendere. In virtù di questa dichiarazione che avrebbe fatto all'ads, non si sa dove né quando, il giudice ha deciso che io e mio fratello non dobbiamo sapere più nulla".

Lo scorso 29 gennaio l'86enne è stato trasferito in una Rsa. "Lo siamo venuti a sapere tramite alcuni vicini di casa e pare che a lui sia stato detto che sarebbe andato in ospedale, perché sappiamo benissimo che si sarebbe rifiutato di andare in una casa di riposo", ha raccontato ancora la 65enne: "Paga circa 3mila euro al mese per una stanza doppia e il tutto in accordo con nostra sorella. Noi non avremmo dovuto sapere nulla e ora abbiamo paura che non ci daranno nemmeno quando morirà". La motivazione del trasferimento starebbe nella dichiarata impossibilità di assisterlo al domicilio a causa di un peggioramento delle sue condizioni di salute. "Di questo peggioramento ne siamo venuti a conoscenza solo lo scorso 20 gennaio durante un'udienza in Tribunale, fissata a seguito della nostra richiesta di diritto all’informazione sulle questioni patrimoniali, ma non su quelle sanitarie perché non sapevamo fossero così urgenti", ha ricordato la figlia: "Nostro padre si era collegato da remoto e non era stato in grado di proferire parola. Nostra sorella ha detto che aveva avuto un tracollo il 13 dicembre. L'8 gennaio avevo inviato una pec all'amministratrice per chiedere informazioni sul suo stato di salute, ma come risposta avevo ottenuto un ‘verifico e ci aggiorniamo' a cui non è stato dato alcun seguito".

"Sono preoccupata perché mio padre è andato via che stava molto male e ho paura che morirà", ha dichiarato la 65enne: "Se mio padre è vivo, è morto, sta bene, sta male, è contento di essere andato in una Rsa o preferiva andare in ospedale, io non so nulla, non so assolutamente nulla. Abbiamo presentato un reclamo perché il giudice tutelare ha disposto che non dovevamo avere informazioni sugli aspetti patrimoniali, anche se questo è paradossale, ma non sugli aspetti sanitari. In questo sistema se vuoi avere risposte deve passare tanto tempo e servono tanti soldi. Solo di avvocati dal 2019 ad oggi ho speso già 15mila euro".

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