Omicidio di Cristina Mazzotti, dopo 50 anni arriva la sentenza: due ergastoli e un’assoluzione

È arrivata oggi, mercoledì 4 febbraio, in tribunale a Como la sentenza del processo nei confronti dei tre presunti membri della banda che la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio – piccolo comune in provincia di Como – rapirono Cristina Mazzotti, 18 anni, il cui cadavere fu ritrovato l'anno dopo, l'1 settembre 1976 in una discarica di Galliate, nel Novarese.
Gli imputati – Giuseppe Calabrò, 74 anni reggino di San Luca residente a Bovalino e Demetrio Latella, anche lui reggino, 71 anni, detto ‘Luciano' residente nel Novarese – l'uomo la cui impronta digitale fu trovata sulla carrozzeria della Mini sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento – sono stati condannati oggi, dopo 50 anni, all'ergastolo. Mentre il terzo imputato, Antonio Talia, 73 anni, di Africo, è stato assolto "per non aver commesso il fatto".
"La sentenza della Corte di Assise di Como è una pagina di grande dignità della giurisdizione. Rende omaggio alla memoria di Cristina Mazzotti e al dolore dei congiunti. E finalmente segna il crollo dell'impunità di Demetrio Latella e soprattutto di Giuseppe Calabrò, capo indiscusso della Ndrangheta in Lombardia". È questo il commento dell'avvocato Fabio Repici, legale dei familiari di Teresa Mazzotti, dal cui impulso sono ripartite le indagini che hanno portato alle due condanne all'ergastolo per l'omicidio della ragazza di 18 anni.
In particolare, stando a quanto si apprende Demetrio Latella è reo confesso. Ha ammesso di avere preso parte al rapimento dopo l'attribuzione dell'impronta, resa possibile dal sistema Afis della polizia scientifica di Roma soltanto nel 2006. Oggi in aula a Como c'erano anche rappresentanti degli studenti del liceo classico Carducci di Milano in cui studiava Cristina.
Chi era Cristina Mazzotti
Cristina Mazzotti, ricordata oggi per essere stata la prima donna vittima dei sequestri di ‘ndrangheta che insanguinarono la Lombardia a partire dagli anni Settanta, fu rapita a 18 anni la notte del 30 giugno-1 luglio 1975 mentre rincasava in auto con amici.
Dopo il rapimento venne tenuta segregata in una buca a Castelletto Ticino, nel Novarese, dove morì a causa delle dure condizioni e della mancata assunzione di farmaci (soffriva di asma). Il suo corpo fu ritrovato a distanza di un anno, il 1° settembre 1975 in una discarica a Galliate, sempre nel Novarese.
Il ritrovamento del corpo avvenne dopo che il riscatto di oltre 1 miliardo di lire era già stato pagato. Il suo caso scosse profondamente l'opinione pubblica italiana negli anni Settanta. La sua vicenda ha portato alla creazione della Fondazione Cristina Mazzotti, attiva nel sostegno alla ricerca scientifica.