Omicidio Cristina Mazzotti, Demetrio Latella: “Per il rapimento mi diedero 30 milioni di lire”

"Ho preso 30 milioni di lire, ma non sapevo niente. Non ho chiesto scusa alla famiglia Mazzotti, io non chiedo scusa. Al posto della famiglia Mazzotti li avrei ammazzati tutti", a parlare – rispondendo alle domande del gionalista Klaus Davi – è Demetrio Latella, condannato all'ergastolo in primo grado insieme a Giuseppe Calabrò per il concorso nell'omicidio volontario aggravato di Cristina Mazzotti, sequestrata a Eupilio (Como) il 30 giugno del 1975 e ritrovata morta il primo settembre successivo.
Chi era Cristina Mazzotti
Cristina Mazzotti, la prima donna rapita dalla ‘ndrangheta, originaria di Milano, aveva 18 enne quando fu sequestrata il 30 giugno 1975, mentre tornava nella casa vacanza a Eupilio (in provincia di Como) insieme al fidanzato e a un'amica. Per quasi un mese venne tenuta nascosta in una buca scavata in una cascina a Castelletto, nel Novarese, dalla quale le fecero scrivere lettere al padre con la richiesta di riscatto pari a 1 miliardo e 50 milioni di lire. Deceduta a causa delle condizioni in cui era tenuta e dei farmaci che le venivano somministrati ogni giorno, il suo corpo venne ritrovato l'1 settembre 1975 in una discarica a Galliate (Novara).
La sentenza su Latella, Calabrò e Talia
La sentenza del processo nei confronti dei tre presunti membri della banda che uccisero Cristina Mazzotti è arrivata lo scorso 4 febbraio, ben 50 anni dopo i fatti. Gli imputati – Giuseppe Calabrò, 74 anni reggino di San Luca residente a Bovalino e Demetrio Latella, anche lui reggino, 71 anni, detto ‘Luciano' residente nel Novarese – l'uomo la cui impronta digitale fu trovata sulla carrozzeria della Mini sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento – sono stati condannati all'ergastolo. Mentre il terzo imputato, Antonio Talia, 73 anni, di Africo, è stato assolto "per non aver commesso il fatto".
Le dichiarazioni di Demetrio Latella
Latella, nell'ambito dell'intervista, tra le prime cose che ha detto avrebbe chiarito di non essere mai stato affiliato ad alcuna cosca: "Da Reggio io sono scappato perché non volevo avere a che fare con questi personaggi". Per quanto riguarda il suo coinvolgimento nel sequestro avvenuto 50 anni fa, Latella avrebbe risposto: "Non sapevo chi stessero rapendo, sono stato ingannato. Il dottor Guglielmo Muntoni (ex magistrato oggi in pensione, ndr) mi fece una proposta irrifiutabile: se testimonierà uscirà e scomparirà. Risposi che mi sarebbe piaciuto ma non ho accettato. Ripeto, siamo stati ingannati, siamo stati portati sul posto senza sapere".
Poi Latella continua: "Mi accusano di moltissimi crimini, qualunque omicidio doveva essere mio. Quando è partita la guerra di mafia a Milano nel 1990 diciamo che l'ho fatta partire io. Per quante persone abbia ammazzato sono state sempre poche, io non ho rimorsi. L'unico episodio che mi fa stare male è proprio quello della Mazzotti". Alla domanda se tra le sue vittime ce ne fosse stata una particolarmente famosa, Latella risponde: "Dicono che ne ho ammazzati parecchi, ma non lo so, però purtroppo anche ammazzare ha un costo. Però, ti dico la verità, sono nauseato".
Per quanto riguarda il tema degli ambienti frequentati e della sua nomea criminale: "Non mi fidavo dei calabresi, mi hanno tradito, mi hanno messo nella merda, io legavo con i siciliani. Luigi Miano, Gimmy (esponente di spicco del clan dei Cursoti in Lombardia: ndr), mi diceva che sembravo del Mossad, io neanche sapevo cosa fosse il servizio segreto israeliano".