Il dottor Alessandro Lanzani (Foto Fb: Medicina Solidale)
in foto: Il dottor Alessandro Lanzani (Foto Fb: Medicina Solidale)

L'articolo 32 della Costituzione Italiana recita che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti", ma il Paese – o meglio, chi l'ha governato – pare essersene dimenticato. Questo, in sostanza, il pensiero del dottor Alessandro Lanzani, specialista in ortopedia e medicina dello sport, che lo scorso 9 novembre ha dato vita a Medicina Solidale, un servizio totalmente gratuito per i cittadini che hanno bisogno di un supporto medico: da Nord a Sud, da Est a Ovest. Basta telefonare ad un numero di telefono (351-6955152) o mandare una prima mail a medisolidale@gmail.com. Il medico di turno filtrerà le chiamate per poi girarle agli specialisti. Fanpage.it ha contattato il dottor Lanzani per discutere del progetto e analizzare la discrasia tra legalità e costituzionalità rappresentata da un sistema sanitario che offre servizi a pagamento per i pazienti ma non riesce a garantire la medesima offerta a livello gratuito.

Dottore, perché è nata Medicina Solidale? 

Ci siamo accorti che c'è un bisogno urgente per tutti quei cittadini che, a causa del Covid, hanno visto rifiutarsi o rimandare visite specialistiche non Covid. La sanità in questo momento è in parte sequestrata dal Coronavirus e dunque moltissime persone non possono restare aggiornate circa le proprie condizioni di salute, a meno che non abbiano urgenze improrogabili. C'è una sensazione di abbandono molto diffusa.

Di cosa vi occupate nello specifico?

Traghettiamo il paziente dando una consulenza medica tramite una telefonata o una videochiamata. Lo aiutiamo a leggere e capire i referti medici oppure gli diamo assistenza in caso di sintomi poco chiari. Non ci sostituiamo al 118, non possiamo e non vogliamo: siamo più simili al servizio di guardia medica, ormai intasato come i pronto soccorso a causa di questa seconda ondata. Inoltre abbiamo anche un dentista che si è offerto di trattare gratuitamente le urgenze dentistiche.

Il servizio è gratuito per tutti?

Sì, sia per gli indigenti che per chi può permettersi il pagamento della prestazione, anche se molti ci hanno già chiesto come poterci aiutare a livello economico… Ed è aperto ai cittadini di tutta Italia.

L'offerta è rivolta anche ai pazienti Covid?

Inizialmente volevamo dare una mano principalmente a tutti i pazienti non Covid, ma ora ci stiamo accorgendo che sono tante le chiamate riguardanti sintomi o positività da gestire nella propria abitazione. E noi, ovviamente, non ci sottraiamo.

Quante chiamate ricevete al giorno?

Difficile quantificarle, siamo appena nati. Siamo nell'ordine di qualche decina ogni giorno e il sistema continua ad aumentare. Inoltre ci sono sempre più professionisti che chiamano per chiedere di poter dare una mano.

Quanti medici siete in squadra?

Al momento dieci, ma sono già arrivate mail da altri dottori che chiedono di poter dare una mano. Cresciamo di giorno in giorno.

Con quale spirito i medici chiedono di darvi una mano?

Con l'intento di rompere il muro dell'impotenza. Il team si sta allargando molto.

Che specializzazione hanno? 

Abbiamo cardiologi, ortopedici, psicologi. Dopo la prima chiamata di filtro, il paziente viene dirottato su una seconda linea telefonica con lo specialista di turno che può seguirlo al meglio.

Qual è l'obiettivo generale del servizio? 

Non vogliamo sostituirci al Servizio sanitario nazionale ma puntiamo alla Sanità pubblica, a differenza di quanto sta avvenendo in Regione.

Ha fatto clamore il caso del San Raffaele, sollevato da Fanpage.it, secondo cui i pazienti pagano cifre importanti per ricevere un servizio che offrite anche voi.

Sì, ne ho letto. Il punto è che, come è stato giustamente scritto, il San Raffaele opera nella legalità offrendo tale servizio, al massimo stride in un Paese che ha un articolo importante nella sua Costituzione come l'Articolo 32. Il problema principale è alla base, a livello di sistema sanitario regionale che è sempre più stato sguarnito nel corso degli anni.

È un problema legato quindi ai mancati investimenti sul territorio?

Sì, perché se i servizi pubblici non ci sono è normale che la gente che se lo può permettere si rifugi nel privato. Ma questo è un problema storico dell'Italia.

E cosa risponde a chi crede che lo stesso tipo di servizio offerto gratis non sia all'altezza di quello offerto in strutture private? 

Che non sa cosa dice. Noi offriamo un servizio della stessa qualità di quello offerto da ospedali privati. Non facciamo né meno né peggio di loro. Solo lo facciamo senza chiedere un euro.