Il costo di una visita specialistica con esami di diagnostica a domicilio è di 450 euro, mentre per un più semplice e immediato consulto video o telefonico da parte del medico il costo è di 90 euro. È questo il tariffario dell'ospedale San Raffaele di Milano che ha istituito quello che sembra essere un vero e proprio servizio medico, a pagamento, per i pazienti positivi al Covid-19 che sono a casa in isolamento e non necessitano evidentemente di cure ospedaliere.

Il servizio, come si legge anche sul sito dell'istituto San Raffaele, che appartiene al Gruppo San Donato, "garantisce ai soggetti in isolamento obbligatorio un supporto completo, tramite una prima video visita o consulto telefonico e, in base alla valutazione del medico, un pacchetto di esami diagnostici eseguiti presso l’abitazione". Dunque l'iter, qualora il paziente decidesse di affidarsi al consulto dei medici del San Raffaele, prevede un primo consulto medico che può essere telefonico o a video, necessario a "inquadrare lo stato di salute del paziente positivo a Covid-19″ al prezzo di 90 euro. Se, dopo la prima visita, "il medico riterrà opportuno effettuare gli esami di diagnostica per accertarsi dello stato di salute del paziente, quest'ultimo potrà prenotare il pacchetto di prestazioni di Diagnostica Domiciliare al prezzo di 450 euro": quattro le prestazioni comprese in questo servizio, prelievo ematico, radiografia toracica, misurazione saturazione e il consulto medico finale con consegna del referto finale.

Il pubblico arranca e il privato ingrassa

A puntare il dito contro il servizio del San Raffaele che, va detto, è del tutto legale, è stato il consigliere regionale Pd Matteo Piloni che su Facebook scrive: "Sei positivo al Covid e in isolamento? Le Usca non funzionano come dovrebbero? Tranquilli, ci pensa il privato – si legge nel breve post condiviso sulla propria bacheca – se Ats o il vostro medico non vi chiamano o non rispondono, ci pensa il San Raffaele. Con un consulto video o telefonico a 90 euro e, se il medico lo riterrà, con 450 euro per un servizio di diagnostica a domicilio. Il pubblico arranca e il privato ingrassa". Sulla questione è intervenuto anche Attilio Galmozzi, medico dell'ospedale di Crema: "Il business sul COVID, NO vi prego – scrive su Facebook – risparmiate almeno quello. Mi auguro che questo ultimo indecoroso affronto finisca domani mattina".

Medico di Crema: No a business sul Covid

La questione sembra infatti essere più politica e morale che legale, e il servizio offerto dal San Raffaele in un momento in cui i contagi continuano ad aumentare in particolare in Lombardia, diventata zona rossa, si insinua nelle evidenti mancanze del servizio sanitario pubblico regionale: lì dove le unità Usca, i team di medici e infermieri che avrebbe dovuto fornire assistenza proprio a quei pazienti positivi al Covid ma che non necessitano di ricoveri ospedalieri, mancano, chi è malato e si trova a casa in isolamento, magari in attesa di una visita, potrebbe decidere di affidarsi ai medici dell'istituto privato. Da qui la lecita richiesta dei medici di una presa di posizione da parte di Regione Lombardia.