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31 Agosto 2022
9:15

Non può parlare o spezzare un biscotto ma gira l’Italia in bici con la mamma: la storia di Flavia

Flavia ha 23 anni ed è autistica. Non parla e ha una malattia muscolare, ma grazie alla mamma Ornella, rimasta vedova 5 anni fa, la sua disabilità non le impedisce di scoprire il mondo. In sella a una bicicletta speciale le due girano l’Italia per portare un messaggio di inclusione.
A cura di Chiara Daffini
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Quando qualcuno entra in casa, Flavia, 23enne bresciana, non saluta ma sorride. “Di solito – racconta la mamma Ornella – ha in mano un libro. I suoi preferiti sono Geronimo Stilton e The Winks. Anche grazie a quelli siamo riusciti a insegnarle ad associare i nomi alle cose”. Il plurale è riferito all’altra figlia di Ornella, Barbara, 32 anni, e al marito, morto cinque anni fa. “La nostra era ed è una famiglia semplice – continua la donna -. Purtroppo siamo rimaste sole, ma abbiamo sempre cercato di dare a Flavia la miglior vita possibile, spronandola a esprimere tutto quello che ha e che è”.

Flavia, insieme alla mamma Ornella
Flavia, insieme alla mamma Ornella

Chi è Flavia?

“Aveva appena dieci mesi – ricorda la mamma – quando ho iniziato ad accorgermi che qualcosa non andava. Non era l’aspetto fisico, normale per la sua età, quanto un modo difficile di esprimersi, come se avesse una rabbia dentro. Ho chiesto al pediatra di approfondire e a 18 mesi avevamo già la diagnosi di autismo”. I disturbi dello spettro autistico sono tanti e possono essere anche molto diversi fra loro, per questo può essere autistica una persona che non riesce a parlare, come Flavia, ma può esserlo anche una le cui facoltà del linguaggio e della comunicazione non sembrano compromesse. La figlia di Ornella, però, affronta ogni giorno anche una malattia muscolare: la lassità legamentosa, che rende i legamenti talmente fragili da poter causare fratture, lussazioni, quando non addirittura la paralisi.

Infilarsi i jeans e spezzare i biscotti, le sfide quotidiane

Nella quotidianità tutto questo significa assistenza, pazienza e soprattutto perseveranza. “Al mattino, per esempio, devi insegnarle a infilare i vestiti o a farsi la doccia: prima una gamba poi l’altra, prima un’ascella poi l’altra ascella… E a colazione le vanno spezzati i biscotti, perché da sola non ce la fa, la carne poi… non siamo ancora riusciti a fargliela tagliare. Il dentifricio deve essere commestibile, perché Flavia non sa sputare”. Eppure sa fare tante altre cose, tra cui chilometri e chilometri sulle due ruote.

Con la bici amore a prima vista

“Anche per questa sua patologia – spiega Ornella – ho sempre cercato di farle pare più attività fisica possibile. La bicicletta l’ha scoperta per caso: un giorno un’associazione del territorio, PedalAbile, ci ha chiesto di fare un giro su una bici speciale, un tandem su cui avremmo potuto pedalare sia io sia Flavia, insieme. Per mia figlia è stato amore a prima vista”. Un amore, tuttavia, difficile da conquistare: “Come tutte le famiglie monoreddito, abbiamo finanze limitate, non potevamo permetterci una spesa così importante”.

Flavia e Ornella in sella alla loro bici
Flavia e Ornella in sella alla loro bici

A fare da cupido tra Flavia e la sua bicicletta è la solidarietà di tutta Italia: con una raccolta di crowdfunding promossa online dall’associazione Autisminsieme, a inizio 2021 le viene regalato il prezioso tandem, che negli ultimi due anni le ha permesso di girare l’Italia insieme alla mamma. “Lo scorso anno abbiamo fatto 280 chilometri, da Viverone a Fidenza, quest’estate invece abbiamo proseguito la via Francigena, stavolta da Proceno, alle porte del Lazio, fino a Roma. Viaggiamo con altri ragazzi disabili e con i loro genitori, vogliamo mostrare alle persone che la disabilità è solo una delle tante differenze che possono contraddistinguere un individuo dall’altro”.

“Dopo di noi”

Sogni e progetti non sono ancora esauriti. “Tra poco andrò in pensione – dice Ornella – e vorrei dedicarmi insieme a mia figlia alla realizzazione di una casa famiglia in cui tutti i ragazzi e le ragazze disabili possano vivere una vita protetta ma allo stesso tempo autonoma, perché ci sia per loro un futuro anche quando non avranno più noi genitori”.

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