Nel Milanese quattro asili nido costretti a relazioni acustiche per il vociare dei bimbi: la denuncia di Assonidi

A quattro asili nido del Milanese è stato chiesto di verificare se il vociare dei bimbi fosse assimilabile a una fonte di rumore industriale, nell'ambito di accertamenti sull’impatto acustico nell'ambiente.
"In diversi casi le strutture sono state costrette a sostenere costi significativi per produrre documentazione tecnica giudicata sproporzionata rispetto alla natura dell’attività svolta. E non mancano episodi in cui queste richieste si traducono addirittura in sanzioni", a denunciarlo è Assonidi Confcommercio, che parla anche di un "cortocircuito burocratico sempre più distante dalla realtà quotidiana dei servizi 0-3 anni".
Mentre il Paese registra uno dei più bassi tassi di natalità a livello internazionale – fa presente l'associazione – una parte della macchina amministrativa sembra trattare il rumore dei bambini come un problema da contenere, anziché come un segnale di vitalità sociale da tutelare.
"Siamo un Paese davvero singolare – osserva il segretario di Assonidi, Paolo Uniti – perché tra le tante emergenze che dovrebbero occupare l’agenda degli amministratori locali, si trova anche il tempo di sanzionare un asilo nido per le voci dei bambini".
Una deriva che, secondo l’associazione, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà di un settore già sotto pressione: aumento dei costi di gestione, calo della domanda legato alla denatalità e crescente fatica nel garantire servizi accessibili alle famiglie.
Il punto, sottolinea Assonidi, non è negare la necessità di regole, ma ristabilire un principio di proporzionalità. Equiparare il vociare dei bambini a una fonte di disturbo acustico “tecnico” significa perdere di vista la funzione sociale ed educativa di questi servizi, che rappresentano un presidio essenziale per il tessuto urbano e per la conciliazione tra vita e lavoro.
Da qui la richiesta alle istituzioni di un cambio di passo: meno formalismi e più buon senso, ma soprattutto il riconoscimento concreto del valore dei servizi per la prima infanzia. Perché, avverte l’associazione, il vero rischio non è il rumore dei bambini, ma il suo contrario.
"Più che al problema del rumore — è l’appello finale — dovremmo cominciare a preoccuparci del silenzio delle culle vuote".