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Morte di Aurora Livoli, parla la ragazza aggredita in metro da Velazco: “Mi disse: Ti spezzo il collo”

Prima di Aurora Livoli un’altra ragazza era stata avvicinata in stazione e minacciata da Velazco. “Disse che mi avrebbe spezzato il collo, poi per fortuna è arrivato il treno”.
A cura di Beatrice Tominic
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"Mi disse che mi avrebbe spezzato il collo. Ha avvicinato la bocca al mio orecchio e mi ha sussurrato: Adesso muori". A parlare è la ragazza di 19 anni all'ultimo anno delle scuole superiori che ha rivelato di essere stata avvicinata in metro da Emilio Gabriel Valdez Velazco, il cinquantasettenne fermato per tentata rapina e indagato per l'omicidio volontaria di Aurora Livoli, la diciannovenne scomparsa da Latina e trovata morta a Milano, in un cortile. L'avvicinamento con la diciannovenne è successo nella serata del 28 dicembre scorso, qualche ora prima della tentata rapina e dalla morte di Livoli.

Il racconto della ragazza aggredita da Velazco prima della morte di Aurora Livoli

"Non riesco a pensarci. Ha aggredito me e poco dopo potrebbe aver ucciso lei, se è vero che è stato lui a farlo – sono le parole della ragazza – Poteva andarmi peggio: mi sono rimasti per giorni i segni sul collo". È quanto ha raccontato la giovane all'edizione locale de il Corriere della Sera, ripercorrendo quella serata del 28 dicembre scorso, conclusa in tragedia. "Alzati, ora vieni con me". E ancora: "Stai zitta, ti spezzo il collo. Ti ammazzo". Queste sono soltanto alcune delle frasi che Velazco avrebbe pronunciato contro la giovane.

"Non lo ha fatto per soldi o telefonino. Se avesse voluto, avrebbe potuto derubarmi facilmente. C'era il mio zaino con tutte le mie cose, anche il tablet. Poteva prendere tutto e scappare. Ma è rimasto ad aggredirmi. Mi ha preso e alzato di peso. Mi ha stretta al collo, non riuscivo a parlare o respirare. Quando gli ho consegnato il telefonino, mi ha portato verso i binari, ho fatto opposizione, avevo paura volesse lanciarmi giù. Non lo ha fatto, ma mi ha stretto più forte".

La fuga dell'uomo dopo l'aggressione

Quella sera la giovane stava rientrando a casa dopo una serata al cinema, verso le 22. Aveva appena perso il treno, così si è seduta in banchina in attesa del successivo. "Mi sono riuscita a salvare soltanto dopo l'arrivo del treno. Ho urlato per chiedere aiuto. Lui mi ha tappato la bocca e alle persone che si avvicinavano ha iniziato a dire che ero sua moglie. E che ero pazza". Poi è scappato. E, forse, nel suo percorso dopo i fatti avvenuti in stazione, potrebbe aver trovato, secondo la pista battuta nelle ultime ore dagli inquirenti, proprio Aurora Livoli.

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