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Operatori sanitari sprovvisti di dispositivi di protezione adeguati e pazienti che non sono stati messi nelle condizioni di sicurezza necessarie per essere difesi dal Coronavirus. Sono questi i temi centrali dei due esposti presentati da Medicina Democratica e l'Unione sindacale di base (Usb) pubblico impiego ai tribunali di Milano e Pavia. Al centro della denuncia due strutture della città di Milano.

Si ammala di Covid-19 in Rsa: bagni in comune e operatori senza mascherina

Le testimonianze riportate in una nota stampa di Medicina Democratica, sono state ricevute grazie alla trasmissione radiofonica 37e2 su Radio Popolare condotta da Vittorio Agnoletto, medico del lavoro e professore all’Università degli studi di Milano, che negli ultimi mesi ha dato voce ai cittadini travolti dall’emergenza sanitaria. Secondo una delle storie, i famigliari di una anziana – morta in una delle due residenze sanitarie assistenziali sotto accusa  – hanno denunciato le misure di sicurezza adottate dalla struttura. Nonostante i casi e le morti per Covid avvenuti nelle stanze accanto a quella della parente, il bagno era in comune, la donna veniva seguita dagli stessi operatori sanitari che gestivano i malati Covid e che spesso avrebbero operato senza mascherine. A questi si sarebbero aggiunti i visitatori esterni che "avrebbero continuato a circolare liberamente in tutti gli ambienti fino al 4 marzo".

Operatrice sanitaria malata: lavora nonostante i sintomi

Alla storia dell'anziana si aggiunge la testimonianza di una operatrice sanitaria dell'altra Rsa di Milano accusata dal sindacato e dall'associazione: la donna – risultata poi positiva al Coronavirus – avrebbe lavorato nonostante già manifestasse i sintomi del virus. Stando alla nota, sarebbe stata poi mandata a casa dove "ha dovuto aspettare oltre un mese prima che le venisse praticato un tampone, risultato poi positivo. Una brutta storia di malattia che le ha devastato il corpo e lo spirito". L'associazione ha evidenziato inoltre che, oltre alla segnalazione dei due casi, erano state inviate alla direzione sanitarie e al Comune di Milano una serie di richieste e denunce in cui si lamentava una grave carenza di materiale di protezione e disorganizzazione all'interno delle strutture. Direzioni che non avrebbero risposto se non "in qualche raro caso o avrebbero dato risposte “rassicuranti” e evasive". “Ciò che sconcerta – ha aggiunto il presidente di Medicina Democratica Marco Caldiroli – è che in tutti e due i casi le strutture avrebbero messo a disposizione i propri reparti per pazienti provenienti dagli ospedali, senza prima sottoporli a tampone e senza assicurare adeguate condizioni di isolamento, nonché strumentazione, sia per la diagnostica e sia per la protezione dei degenti presenti e degli stessi operatori socio sanitari”.