Dopo il rave illegale andato in scena sabato sera in Darsena, a cui hanno preso centinaia di giovani, a Milano arrivano i primi provvedimenti per parte degli individui coinvolti. La festa, svoltasi tra fiumi di alcol, mancato rispetto del distanziamento sociale e senza l'utilizzo delle mascherine, si era conclusa con una rissa con tanto di lancio di bottiglie, sedata solo dall'arrivo dei carabinieri.

Identificati dodici appartenenti ai gruppi anarchici

Come comunicato dalla Questura, gli agenti della polizia sono riusciti a identificare gli organizzatori dell'evento: sono dodici persone "riconducibili alla locale area anarchica", scrivono i poliziotti. Proprio loro, secondo quanto ricostruito sinora dalla Digos, avrebbero organizzato il rave party installando casse e consolle musicale a partire dalle 21.30 di sabato 27 febbraio. Essendo poi stati trovati tutti senza il dispositivo di protezione individuale, verranno sanzionati per violazione della normativa anti Covid per una somma di 400 euro ciascuno. Questi, comunque, non sarebbero stati protagonisti della rissa andata in scena qualche ora più tardi, motivo per cui gli inquirenti sono ancora al lavoro per rintracciarne i responsabili tramite la visione dei video diffusi sui social. Per il rave party illegale di sabato sono finiti nel mirino sia il sindaco di Milano Beppe Sala che l'assessore alla sicurezza, nonché vicesindaca, Anna Scavuzzo. L'opposizione comunale ha chiesto che vengano attribuite responsabilità per quanto successo, mentre il primo cittadino si è difeso dicendo che la città è grande e che le forze dell'ordine erano presenti sul luogo. Domenica, l'accesso alla Darsena e ai navigli è stato contingentato con il numero chiuso.