Matteo Salvini contestato nel quartiere popolare di San Siro: “Razzista, la casa non si tocca”

"Salvini razzista", "San Siro non ti vuole". Sono solo alcune delle frasi che decine di manifestanti hanno gridato al ministro delle Infrastrutture e Trasporti e segretario della Lega Matteo Salvini. Con l'assessore regionale alla Casa, Alan Rizzi, e altri esponenti del suo partito oggi giovedì 9 febbraio è andato a fare un sopralluogo in piazzale Selinunte, nel quartiere popolare di San Siro a Milano. Tuttavia, mentre alcune persone chiedevano il solito selfie al vicepresidente del Consiglio, altre lo contestavano: "Non ci stiamo a vedere uno che deve milioni di euro allo Stato italiano e viene qui tranquillo".
"La casa non si tocca"
Il quartiere popolare di San Siro è spesso al centro di episodi di cronaca nera. Solo pochi giorni fa, un ragazzo è stato accoltellato al petto probabilmente per una discussione su questioni di spaccio di droga. A situazioni familiari complicate, si aggiunge la condizione delle strutture sempre più fatiscente. Chi non ha altro, però, cerca di tenersi stretta quella che per lui è casa. Altri decidono anche di occupare uno di quegli appartamenti rimasti sfitti.
"La casa non si tocca", hanno continuato a gridare i manifestanti. Provenienti dal centro sociale il Cantiere, dallo Spazio di mutuo soccorso e dal comitato Abitanti San Siro, hanno sventolato bandiere rosse con la scritta: "Stop agli sfratti e ai pignoramenti". Mentre lo accusavano "Salvini fascista" e cantavano "casa, diritti e dignità, fuori la Lega dalle città", il ministro ha continuato a scattare selfie con chi glielo chiedeva. A tenere lontano i contestatori, infatti, ci ha pensato la polizia intervenuta in assetto antisommossa.
"Gli unici stranieri i fascisti del quartiere", gridava una voce dal megafono. Tra le foto scattate in giornata, anche un selfie pubblicato dal capogruppo della Lega nella Commissione Affari costituzionali e Interi alla Camera dei Deputati, Igor Iezzi, che ha sullo sfondo la polizia con i caschi blu e nella didascalia la frase: "Da noi e dai soliti rottami dei centri sociali un saluto".