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Maria Miceli morta di tumore a 35 anni, indagata la finta nutrizionista che la voleva curare con gli integratori

il gip di Milano ha chiesto alla Procura di indagare una 47enne per morte come conseguenza di altro reato in merito al decesso di Maria Miceli. Secondo il giudice, la donna si sarebbe finta dottoressa e l’avrebbe indotta ad abbandonare le “cure tradizionali” in favore di quelle “alternative”.
A cura di Enrico Spaccini
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Maria Miceli
Maria Miceli

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Luigi Iannelli, si è opposto alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura il 24 giugno 2024 del fascicolo sulla morte di Maria Miceli. La ballerina bresciana, e volto della tv, era deceduta a 35 anni a causa di un tumore, una neoplasia mammaria metastatica, l'11 maggio 2023. Oltre un anno prima, però, Miceli aveva abbandonato le terapie tradizionali, abbracciando le "tecniche di cura alternative" basate su diete e integratori.

Nell'ordinanza del 12 dicembre 2025, il giudice ha confermato l'accusa di esercizio abusivo della professione medica per una 47enne residente a Milano e ha chiesto alla Procura di indagare per altri quattro mesi su di lei con l'ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto, per capire se i trattamenti che aveva proposto alla 35enne possano avere in qualche modo accelerato, o perfino causato, il suo decesso. È stata accolta, invece, l'archiviazione per circonvenzione di persona incapace e per la posizione di una 67enne di Cisano Bergamasco indagata in concorso. "Prendiamo atto delle decisioni del giudice, con le nuove indagini che dovranno chiarire un aspetto molto importante della vicenda", ha dichiarato a Fanpage.it l'avvocato Marco Marzari, il legale che rappresenta la famiglia di Miceli: "È sicuro che Maria Miceli non sarebbe morta in quei tempi e in quelle condizioni se non fosse stata indotta a non curarsi".

La scoperta della malattia e l'abbandono delle terapie tradizionali

Stando a quanto emerso nelle indagini e portato alla luce per la prima volta dalla trasmissione Farwest in onda su RaiTre, Miceli aveva scoperto di essere malata il 20 marzo 2018 e le era stato diagnosticato il tumore presso l'ospedale di Manerbio il 3 aprile 2018. Quel giorno, la dottoressa che l'aveva in cura le aveva proposto un piano terapeutico a base di cicli chemioterapici. La 35enne aveva iniziato la terapia, ma nel frattempo si era messa in contatto per la prima volta con la 47enne. Miceli, infatti, temeva di perdere troppo peso e massa muscolare con le terapie tradizionali, cosa che avrebbe potuto compromettere la sua carriera da ballerina e donna dello spettacolo.

Per questo motivo, la 35enne si era rivolta a questa donna che si presentava come "dottoressa, educatrice, psicologa e psicoterapeuta, consulente nutrizionale", senza però essere iscritta ad alcun albo di psicologi, biologi o medici. Per l'accusa, la 47enne avrebbe svolto attività di nutrizionista e di medico, con tanto di prescrizioni, giudizi diagnostici e consigli terapeutici, senza averne alcun titolo e questo suo comportamento avrebbe indotto Miceli ad abbandonare le terapie tradizionali, in favore di una "cura alternativa" basata su diete e l'assunzione di integratori, vitamine e ormoni".

Le decisioni del gip e le nuove indagini

La 67enne, invece, conosceva Miceli già prima della comparsa della malattia, in quanto come lei faceva parte di cosiddetti "gruppi spirituali", come "Noi È Io Sono" che professa il disconoscimento dell'autorità del governo e delle leggi. Lei (difesa dall'avvocata Alice Lupi) avrebbe rafforzato la convinzione della 35enne ad affidarsi alle cure della sedicente "dottoressa", ed è stata indagata in concorso con la 47enne per circonvenzione di persone incapaci ed esercizio abusivo della professione medica. Su richiesta della Procura, però, il gip ha disposto l'archiviazione della sua posizione, in quanto "agli atti non risulta documentata alcuna conoscenza diretta" con la 47enne al punto da non sapere che "non fosse una nutrizionista o una dottoressa". Per quanto riguarda l'accusa di circonvenzione d'incapace, per il giudice non sussisterebbe per entrambe le indagate in quanto la condizione di Miceli non sarebbe ascrivibile nelle categorie di "infermità" o "deficienza psichica", nonostante la grave forma tumorale.

Tuttavia, il giudice Iannelli si è opposto all'archiviazione dell'accusa di esercizio abusivo a carico della 47enne (difesa dall'avvocato Massimiliano Cataldo). Secondo lui, infatti, si integrerebbe senza alcun dubbio in quanto avrebbe svolto "atti tipici riservati alla professione medica, quali la diagnosi, la profilassi e la cura" e a partire dall'agosto del 2022 Miceli avrebbe disposto in suo favore diversi pagamenti da circa 100 euro ciascuno con la causale "integratori". Inoltre, ha chiesto alla Procura di indagare per altri quattro mesi per l'ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto. Per capire se le "terapie" che aveva fatto seguire alla 35enne ne abbiano causato o accelerato il decesso, verrà svolta una consulenza medico-legale.

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