Maltrattano e umiliano anziani in una casa di riposo di Como: condannati 7 operatori socio sanitari

La giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Como, Maria Elisabetta De Benedetto, ha condannato in primo grado con rito abbreviato i sette operatori socio sanitari della Rsa Sacro Cuore di Dizzasco (in provincia di Como) accusati di maltrattamenti nei confronti di una decina di ospiti della struttura. Secondo le indagini della Procura, iniziate ad agosto 2024, gli imputati avrebbero picchiato, umiliato e insultato anziani non autosufficienti. Le condanne vanno da un minimo di 2 anni e 8 mesi fino a un massimo di 5 anni e 4 mesi. La giudice ha, quindi, accolto e leggermente ridimensionato le richieste avanzate dalla pm Alessandra Bellù, che aveva già rigettato le proposte di patteggiamento.
Le indagini condotte dai carabinieri di Centro Valle Intelvi erano partite nell'agosto del 2024 a seguito della denuncia presentata da una ex dipendente della struttura. Per verificare le "cose strane" che erano state segnalate, i militari avevano installato telecamere nascoste, che avevano ripreso i maltrattamenti e le umiliazioni inflitte agli anziani ricoverati anche nei reparti che ospitavano i degenti più fragili e non autosufficienti. Secondo la Procura di Como, si verificavano "violenze sistematiche" ai danni di una decina di ospiti della Rsa.
Sette operatori socio sanitari erano stati arrestati il 24 febbraio del 2025. Durante gli interrogatori, gli indagati non avevano negato le accuse, ma si erano giustificati dicendo aver reagito con quelle condotte perché loro stessi erano sottoposti a ritmi di lavoro eccessivi. Per loro, la pm Bellù aveva chiesto condanne da un minimo di 2 anni e 6 mesi fino a un massimo di 6 anni di reclusione.
Il processo è stato celebrato con rito abbreviato e ha portato a sette condanne. In particolare, la condanna più pesante è stata di 5 anni e 4 mesi, poi un'altra a 5 anni e 2 mesi. Due imputati sono stati condannati a 4 anni, un altro a 3 anni e 4 mesi, uno a 3 anni e, infine, uno a 2 anni e 8 mesi. Le difese non avevano chiesto la loro assoluzione, ma solo una quantificazione delle pene più lieve rispetto a quelle proposte dalla Procura. Alle famiglie che si sono costituite parte civile sono stati riconosciuti risarcimenti fino a 12mila euro.