Lutto nel mondo dell’antimafia: è morto Loreno Tetti, il paninaro che rifiutò di pagare il pizzo denunciando i suoi estorsori. La sua testimonianza contro la famiglia Flachi rientrò nell'operazione Redux-Caposaldo, il cui processo colpì alcuni tra i più temuti clan di ‘ndrangheta attivi in Lombardia, svelando i meccanismi estorsivi tra gli ambulanti ma anche la gestione della sicurezza nei locali notturni da parte dei gruppi mafiosi.

Aveva denunciato il pizzo e gli avevano bruciato l'autonegozio

Loreno Tetti aveva un autonegozio in zona Città Studi, a Milano, e vendeva panini e bibite agli studenti universitari: proprio il suo mezzo di lavoro fu dato alle fiamme nella notte tra il 17 e il 18 luglio 2012. Nonostante il gesto intimidatorio, il paninaro non ritrattò la sua testimonianza, né arretrò sull’impegno antimafia, sostenuto dalla sua famiglia e dalle associazioni attive nella lotta alla criminalità organizzata. La solidarietà gli fu dimostrata anche spontaneamente dai suoi clienti abituali, gli studenti di Città Studi, che affisserò sulla carcassa bruciata del furgone un foglio su cui ognuno poteva apporre la sua firma. Loreno Tetti riaprì poi il chiosco nel settembre del 2012, senza tuttavia ottenere risarcimenti per un rogo di cui non sono stati scoperti i responsabili.

Il cordoglio delle associazioni antimafia

La notizia della scomparsa di Loreno Tetti è rimbalzata sulle pagine social dei gruppi antimafia nella serata di ieri. I ragazzi che avevano formato un gruppo di sostegno, così come Wikimafia, hanno condiviso la data e il luogo del funerale, sabato 18 luglio alle 11 nella chiesa San Giovanni Bono in via S. Vigilio, a Milano. Il cordoglio arriva anche da membri delle istituzioni locali, come David Gentili, consigliere comunale e all'epoca presidente della commissione antimafia, che ha scritto sulla sua bacheca social un ricordo di Loreno Tetti: "Testimoniò al processo contro i Flachi dopo aver collaborato alle indagini. Gli bruciarono l'autonegozio. Non riuscì a ottenere alcun risarcimento. Proseguì ugualmente nella sua battaglia di legalità riconosciuta e sostenuta dagli studenti di via Celoria. Raccontò con un sorriso, con il suo accento toscano e con grande umiltà, in molti eventi, quella scelta coraggiosa. Condivisa con la sua famiglia. Lo ringrazio. Ringrazio la sua famiglia perché lo ha sostenuto e ha condiviso i rischi di quella scelta".