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Omicidio Sharon Verzeni

Sharon Verzeni, la storia dell’omicidio a Terno d’Isola dall’inizio all’ergastolo per Moussa Sangare

Sharon Verzeni è morta il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola (Bergamo). È stata aggredita ed è deceduta per le coltellate inferte. Il 30 agosto 2024 Moussa Sangare è stato arrestato per l’omicidio. E il 25 febbraio 2026 condannato all’ergastolo.
A cura di Francesca Del Boca
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Moussa Sangare, l'uomo accusato di aver ucciso Sharon Verzeni, la barista di 33 anni che nella notte del 30 luglio è stata accoltellata a morte mentre passeggiava per le strade di Terno d'Isola (Bergamo), è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Bergamo con l'accusa di omicidio pluriaggravato. Sangare, 30 anni, italiano originario del Mali, è stato ritenuto responsabile del suo accoltellamento (i fendenti fatali sono stati quattro, tra torace e schiena) e della conseguente morte. Il 30enne è stato arrestato un mese dopo la morte di Verzeni. Le indagini sono state rese complesse dall'assenza di telecamere. Dopo l'arresto, Sangare ha confessato il delitto per poi, durante il processo, ritrattare. Nonostante questo, l'uomo è stato condannato il 25 febbraio 2026 all'ergastolo.

La passeggiata serale, l’aggressione e la telefonata al 112

La scena del crimine in via Castegnate a Terno d’Isola (Bergamo)
La scena del crimine in via Castegnate a Terno d’Isola (Bergamo)

Stando a quanto emerso finora, la barista sarebbe uscita di casa intorno alla mezzanotte tra il 29 e il 30 luglio scorso. Sharon, in quasi un'ora, percorre solo poche decine di metri. Gli abitanti di via Castegnate, dove avviene l'aggressione, sentono le urla della giovane solo quando ormai è ferita, aggrappata alla cancellata di un condominio mentre chiama al telefono i soccorsi. "Aiuto, mi hanno accoltellato", spiega in linea con il 112. Morirà pochi istanti dopo, durante il trasporto in ospedale, per la gravità delle ferite riportate.

Il compagno Sergio Ruocco, in quelle ore, sarebbe stato in casa a dormire: le telecamere puntate sulla villetta che i due condividevano nel paesino della bergamasca riprendono solo Sharon che si chiude il portone alle spalle, intorno a mezzanotte, e nulla più. La giovane donna, secondo quanto riportato dai familiari, aveva l'abitudine di passeggiare dopo cena per perdere qualche chilo, in vista delle imminenti nozze previste per il 2025. "Ma non era mai uscita così tardi", concordano i genitori di lei e lo stesso fidanzato, recentemente interrogati come persone informate sui fatti insieme ai due fratelli e alla famiglia Ruocco.

Le testimonianze dei passanti

L'aggressore armato di coltello, in questi minuti di concitazione, ha tutto il tempo di fuggire indisturbato. Nessuno vede niente, nessuno sente niente: solo una coppia di fidanzati di passaggio nei dintorni accorrerà, attirato dalle urla, per cercare di aiutare Sharon ormai in fin di vita. L'unico testimone presente, un residente affacciato al balcone a fumare, non si sarebbe accorto di niente. Delle 50 telecamere sparse per il piccolo paese della bergamasca, purtroppo, nessuna scruta verso il luogo dell'omicidio. L'assassino era a conoscenza di questo fatto, e per questo ha deciso di entrare in azione proprio in quel punto?

Il legame con il compagno Sergio Ruocco

Sharon Verzeni e Sergio Ruocco
Sharon Verzeni e Sergio Ruocco

I primi sospetti, naturalmente, si concentrano sul compagno Sergio Ruocco. 38 anni, idraulico, sta insieme a Sharon da oltre 13 anni e per i Verzeni è ormai uno di famiglia: i due stanno pianificando il loro matrimonio, previsto per l'estate del 2025, e frequentano il corso per fidanzati della parrocchia di Terno d'Isola. "Sergio è un uomo molto chiuso, non parla facilmente. Anche Sharon era così", ha raccontato la mamma del 38enne, già sentito due volte dai carabinieri.

"Sono tranquillo, farò tutto quello che posso per aiutare chi indaga", ha dichiarato intanto lui, che nei gironi successivi all'omicidio si è trasferito a casa dei genitori di Sharon. "Mi manca tutto di lei. Se l'avessi saputo non l'avrei fatta uscire a quell'ora". Ruocco racconta infatti agli inquirenti di essere rincasato e di essere andato a letto prima che Sharon uscisse: le telecamere, per il momento, confermerebbero la sua versione.

I primi risultati dell’autopsia: le coltellate fatali

Secondo quanto emerso dall'autopsia, intanto, l'assassino avrebbe utilizzato un pugnale o più probabilmente un grosso coltello da cucina a lama unica. Le coltellate sono state quattro, in serie e sferrate con grande rapidità e mano ferma: la prima al petto e le ultime tre alle spalle, come se Sharon avesse cercato di fuggire. Una modalità che fa sempre di più pensare all‘azione mirata, all'agguato teso appositamente alla giovane barista di Terno d'Isola.

Le indagini e le immagini delle telecamere in strada

Sono in tanti, infatti, a chiedersi come mai Sharon fosse uscita di casa così tardi e in completa solitudine, percorrendo solo pochi metri in un'ora. Difficile, insomma, pensare alla camminata dietetica. Soprattutto dal momento che il cellulare di Sharon, secondo quanto emerso finora, in quei minuti avrebbe generato parecchio traffico. Da qui l'ipotesi che la barista potesse essersi presentata a un appuntamento notturno, cadendo sfortunatamente in una trappola. 

Le immagini delle telecamere presenti in zona, del resto, non offrono per ora un grande aiuto. Gli occhi elettronici avrebbero ripreso una ventina di sagome sfuocate, ancora da identificare con precisione. Ad attirare l'attenzione degli inquirenti, in particolare, sarebbe una persona in bicicletta, identificata un mese dopo l'omicidio. Si trattava di Moussa Sangare, il 30enne fermato il 30 agosto e che ha poi confessato di aver ucciso Verzeni.

La confessione dell'assassino e il movente

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Dopo aver provato a sviare le indagini, Sangare ha confessato agli inquirenti di essere stato lui a uccidere Verzeni. "L'ho vista e l'ho uccisa", aveva detto il 30enne dicendo di aver agito senza alcun motivo particolare: "Non so perché sia successo". Sangare era uscito di casa con un coltello dopo aver trascorso una serata insieme agli amici. Dopo aver incrociato sette uomini, aveva deciso di colpire proprio la 33enne.

Verzeni stava camminando in una via da sola, con le cuffiette alle orecchie, ed è stata sorpresa alle spalle. Per gli inquirenti, Sangare l'ha colpita solo perché l'ha ritenuta "l'obiettivo più debole" contro il quale agire, ma al posto della 33enne avrebbe potuto esserci chiunque altro.

Moussa Sangare condannato all'ergastolo per omicidio volontario

Mercoledì 25 febbraio 2026, Sangare è stato condannato all'ergastolo perché ritenuto responsabile dell'omicidio di Verzeni. Gli sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi oltre alla minorata difesa, essendo il delitto accaduto di notte e ai danni di una donna da sola. Qualche settimana prima della sentenza, Sangare ha scelto di cambiare avvocato. La nuova legale, Tiziana Bacicca, ha poi depositato una memoria per rianalizzare gli elementi di prova. Nonostante questo, però i giudici hanno deciso di accogliere la richiesta avanzata dal pubblico ministero Emanuele Marchisio. Il magistrato aveva chiesto l'ergastolo con isolamento diurno per la durata di sei mesi. Nella requisitoria aveva sostenuto che Sangare fosse capace di intendere e di volere e ha descritto il delitto come un atto di pura e gratuita violenza. Per l'accusa, ha agito con lucidità tanto da scegliere la vittima, colpirla con precisione e rapidità e poi far sparire le prove. Anche il legale di parte civile ha sostenuto che il delitto sia stato conseguenza di una scelta deliberata e crudele. La difesa ha invece chiesto l'assoluzione, affermando che non vi siano prove certe del suo coinvolgimento. Per esempio, l'assenza di sangue sul coltello e nell'appartamento dove alloggiava.

Dopo la sentenza, il compagno della donna, Sergio Ruocco, ha detto: "Il pensiero di lei c'è sempre". "Abbiamo almeno avuto la soddisfazione di aver giustizia, altrimenti sarebbe stato ancora peggio", ha aggiunto. La difesa del trentenne è già pronta a presentare ricorso in Corte d'Appello.

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