Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato l'ordinanza che ha sancito il passaggio in zona arancione della Lombardia. Come sempre accade, sulla base dei dati e delle indicazioni emerse dal monitoraggio di ieri della Cabina di Regia il titolare del dicastero della Salute ha messo nero su bianco la data di inizio delle nuove restrizioni, che in questo caso entreranno in vigore a partire da lunedì 1 marzo. In zona arancione sono finite assieme alla Lombardia anche Marche e Piemonte, mentre Basilicata e Molise sono finite in zona rossa. La Sardegna, invece, sarà la prima regione italiana a passare in area bianca, la zona di minore rischio individuata da uno degli ultimi decreti del governo Conte del 14 gennaio (e mantenuta dal governo Draghi) in cui è consentito una sorta di ritorno alla normalità: riaprono infatti quasi tutte le attività.

Lombardia classificata a rischio alto

A far "retrocedere" la Lombardia in zona arancione dopo un mese di zona gialla (ci era finita lo scorso 1 febbraio dopo il pasticcio sui dati che aveva determinato l'inserimento in zona rossa) non è stato tanto l'indice di contagio Rt, che si mantiene sotto la soglia di guardia (è a 0,82), quanto altri indicatori quali l'incremento di casi e di focolai, dovuti principalmente alla presenza di varianti del Covid-19, e la percentuale di occupazione di posti in terapia intensiva. Questi valori, secondo gli algoritmi messi a punto nel Decreto del ministero della Salute del 30 aprile 2020, hanno determinato una valutazione di impatto alta e una probabilità di diffusione moderata. L'incrocio tra questi due algoritmi nella matrice di attribuzione del rischio e il contestuale indice Rt inferiore a 1 hanno determinato l'inserimento della Lombardia nella fascia di rischio alto.

Lombardia zona arancione, cosa cambia da lunedì 1 marzo

Con il passaggio in zona arancione cambiano soprattutto le regole sugli spostamenti e sulle chiusure di bar e ristoranti. In zona arancione ci si può spostare liberamente all'interno del proprio Comune, ma non al di fuori di esso. L'unica deroga è per i comuni con meno di cinquemila abitanti, dove sono consentiti spostamenti in un raggio di trenta chilometri dal proprio confine (ma non nei capoluoghi di provincia). Restano vietati gli spostamenti fuori dalla propria Regione se non per comprovati motivi di necessità, salute e lavoro. Rimane in vigore anche il coprifuoco nazionale fissato dalle 22 alle 5. In bar e ristoranti è sempre vietato il servizio al tavolo, ma resta consentito l'asporto (per i bar fino alle 18) e il domicilio. Aperti invece tutti i negozi e le attività commerciali. Chiusi i musei.