"Grazie per lo spazio che mi hai dedicato": era stato questo il messaggio della consigliera regionale in Lombardia Patrizia Baffi dopo la pubblicazione del nostro articolo in cui si scriveva della sua trattativa per passare a Fratelli d’Italia. Le voci si rincorrevano al Pirellone già da giorni e molti consiglieri davano per certa la sua seconda partenza (prima PD-Italia Viva e ora Italia Viva-Fratelli d’Italia) mentre l’incertezza era solo sull’approdo: alcuni dirigenti di Forza Italia dicevano che sarebbe andata nel partito di Giorgia Meloni e intanto Fratelli d’Italia la dava in dirittura d’arrivo nei berlusconiani. Quello che è certo è che quella notizia fosse più che fondata nonostante la consigliera Baffi si fosse risentita perché avrebbe voluto che si parlasse dei molti “problemi di merito che stanno attraversando Regione Lombardia”: come se non fosse politicamente rilevante che una consigliera eletta nel centrosinistra con la maglia del PD passasse in maggioranza proprio mentre Fontana e compagnia sono nel loro momento di maggiore difficoltà per tutta la serie di fallimenti collezionati in questo anno di pandemia.

Il passaggio di Baffi in maggioranza annunciato da segnali inequivocabili

A proposito: l’approdo di Baffi in maggioranza stupisce solo gli osservatori meno attenti, quelli che non hanno voluto mettere in fila una serie di segnali piuttosto inequivocabili come la scioltezza con cui non votò a maggio dell’anno scorso la mozione di sfiducia dell’ex assessore Gallera parlando di “atto inopportuno”, quando addirittura si fece eleggere presidente della commissione regionale d’inchiesta sull’emergenza Covid con i voti della maggioranza (per un ruolo che dovrebbe essere indicato dall’opposizione) riuscendo a fare perdere la pazienza perfino ai dirigenti nazionali renziani che la costrinsero alle dimissioni, poi non votando la mozione di sfiducia a Fontana per la questione dei camici di suo cognato spiegandoci che “cambiare vertici con una possibile seconda ondata del virus” non sarebbe stata cosa buona e giusta. E così via, in una lunga sequela di buffetti affettuosi verso la maggioranza a cui avrebbe dovuto opporsi. Mesi passati sostanzialmente in maggioranza fingendo di essere all’opposizione, senza nessun imbarazzo politico e anzi rivendicando una non meglio precisata “coerenza con sé stessa”: quale sia la coerenza di una parabola che inizia con i democratici e finisce nel partito di Giorgia Meloni è un concetto che sfugge a quasi tutti.

All'indiscrezione pubblicata da Fanpage.it erano seguite le critiche dei renziani

Poi ci sono le reazioni, soprattutto dei sostenitori di Italia Viva: le decine di persone che sui miei profili social si sono riversati (con termini non sempre urbani) per spiegarmi che ero un inquinatore fissato contro Renzi (“chi te l’ha detto? Tuo cugino?”, mi scriveva un dirigente locale di Italia Viva in Lombardia), quelli che cercavano davvero una spiegazione politica alle mozioni di sfiducia non votate (“non capisci l’inutilità di votare quella mozione perché sei solo un avvelenatore di pozzi”, mi scrisse un altro iscritto lombardo), poi c’erano i benaltristi che buttano la palla in tribuna (“veramente voi della sinistra reazionaria non avete niente da dire sulla Casaleggio che non vuole regolarizzare gli stranieri solo perché si tratta della Bellanova?”, mi scriveva un altro iscritto di IV e io ancora oggi non ci ho capito il nesso) fino all’irritazione di ex consiglieri regionali che mi ammonivano (“se anche tu ti metti a raccogliere gossip spazzatura per infamare i renziani, siamo proprio alla frutta”). Non teniamo conto ovviamente degli odiatori che hanno scritto robe da querela. A proposito di querele: qualcuno invitò il partito a querelare perché, dicevano, “questo non è giornalismo”. Ora siamo qui, la parabola è compiuta e mancano solo poche ore all’annuncio ufficiale (che chissà che non venga rimandato per il polverone che si è alzato). E alla luce dell’evolversi della vicenda viene da sorridere nel rileggere i fatti e tutti quegli sforzi di dare dignità politica a qualcosa che era semplicemente un trasloco per sopravvivenza politica. Bene così.