"Piangere no, ma siamo molto contenti e molto commossi per questo vaccino". È sintetizzato dalle parole dell'infermiera Carmen, pronunciate a metà di una mattinata passata a vaccinare i suoi colleghi, lo stato d'animo dei lavoratori nelle corsie degli ospedali lombardi.

Dopo l'attesa e le polemiche, in tutta la Lombardia è iniziata la campagna di vaccinazioni anti Covid per gli operatori sanitari. In tutta la Regione sono oltre 300mila le persone da vaccinare nella prima fase tra medici, infermieri, oss, ospiti delle Rsa, volontari delle Croci. Nella giornata di lunedì 4 gennaio sono state effettuate oltre seimila vaccinazioni anti covid. Per un dato complessivo che sale così, in totale, a quasi 10mila somministrazioni dall’inizio della campagna su 80mila dosi disponibili.

All'ospedale di Busto Arsizio, uno dei più grandi della provincia di Varese, duramente colpita dalla seconda ondata del Coronavirus, nella prima giornata sono state vaccinate circa cento persone. Nei prossimi giorni il ritmo sarà di 450 dosi al giorno. Si parte dai primari e dai direttori delle unità operative, ma anche da caposala, infermieri e operatori. "Per il momento abbiamo raccolto il 60 per cento di adesioni al vaccino, ma nei prossimi giorni saliranno e contiamo di arrivare almeno al 70 per cento", spiega a Fanpage.it Adelina Salzillo, direttore medico del presidio.

La prima consegna alla Asst Valle Olona, che comprende anche gli ospedali di Gallarate e Saronno, è stata di 595 flaconi, per un totale di circa 3mila dosi. Ma ne arriveranno altre: "In totale tra dipendenti dell'azienda, medici di base, volontari delle ambulanze e ospiti di 17 case di riposo, dovremo vaccinare 15mila persone nella prima fase", spiega Eugenio Porfido, dg dell'azienda sanitaria. "Contiamo di dare la prima dose a tutti entro una decina di giorni. Quindi il richiamo entro febbraio". Quindi sarà la volta delle categorie speciali, dai pazienti fragili agli agenti delle forze dell'ordine. Solo dopo inizierà la campagna di massa sulla popolazione.

Le polemiche sull'avvio a rilento della Lombardia – tra le ultime nella "classifica" dei vaccini fatti in percentuale nei primi tre giorni – non preoccupano gli operatori. "In sanità non si fanno le corse, se non in situazione di emergenza. Meno che meno quando si prospetta una campagna vaccinale senza precedenti nella storia della medicina", commenta Porfido.

"In certe situazioni meglio aspettare un giorno in più e fare le cose per bene, senza errori", è il pensiero il direttore della farmacia dell'ospedale, Carlo Castelletti. Per il vaccino "è stato necessario imparare anche cose nuove. Un frigorifero da meno 80 gradi non è una cosa che normalmente abbiamo in farmacia – spiega Castelletti -. Abbiamo dovuto stendere una procedura per prelevare le 6 dosi di vaccino dal flacone con siringhe senza spazio morto per non sprecare neanche una goccia. E poi dobbiamo gestire la catena del freddo. Serve un grande sforzo organizzativo". E un impegno ancora più imponente sarà necessario per la campagna di massa. "Servirà più personale, perché lo stress per chi fa le vaccinazioni non è indifferente".

La pressione su ospedale e pronto soccorso è in calo dall'inizio di dicembre, ma l'emergenza è tutt'altro che finita. "Il rischio di una terza ondata è ancora presente e quindi bisogna continuare a rispettare le regole. Ci vorrà tempo per vedere gli effetti del vaccino", sottolinea ancora Porfido. Sul personale per vaccinare in massa "attendiamo le indicazioni del governo che deve mettere le risorse", aggiunge il direttore generale dell'Asst.

In ambulatorio, intanto, fila tutto liscio. I primi vaccinati, tutti dipendenti dell'ospedale e volontari, si sottopongono all'iniezione dopo l'anamnesi, quindi aspettano mezz'ora per eventuali effetti negativi prima di essere congedati con l'appuntamento per il richiamo tra tre settimane. "Sono felice di fare il vaccino, dopo un anno così impegnativo in termini di ore e carico emotivo. I miei colleghi sono tutti pronti a vaccinarsi", racconta Gabriella Saja, coordinatrice degli infermieri della Rianimazione ,"è stato stato un anno impegnativo, qualcosa a cui non eravamo pronti. E siamo ancora pieni, tanti pazienti che sono degenti da un po' di tempo".