Aurora Livoli, 19enne trovata morta in un cortile a Milano: un uomo di 57 anni indagato per omicidio

Sarebbe stato finalmente identificato l'uomo che la notte del 28 dicembre scorso è stato immortalato dalle videocamere di sorveglianza mentre passeggiava accanto ad Aurora Livoli, 19enne trovata poi morta la mattina seguente in un cortile condominiale di via Paruta a Milano con evidenti segni di violenza su collo e polsi.
Si tratterebbe di un cittadino peruviano di 57 anni, ora indagato per l'articolo 575 del codice penale e quindi per omicidio volontario. A dichiararlo è Massimo Basile, zio della ragazza di Fondi (Latina) che con i genitori della giovane si trova ora all’Istituto di Medicina legale di Milano, dove si sta svolgendo l'esame autoptico disposto dalla Procura per stabilire la dinamica della morte. Mentre da fonti investigative si apprende che lo stesso 57enne sarebbe stato fermato il giorno successivo al ritrovamento del cadavere per una tentata rapina, commessa poco prima dell'incontro con la ragazza.
Aurora Livoli, appena diplomata all'istituto Pacinotti di Fondi e iscritta da pochi mesi al corso di Chimica dell'Università La Sapienza di Roma, era scappata da casa a inizio novembre. "Aveva già manifestato disagi psicologici ma non certo patologici", sempre lo zio, che insieme ai genitori ha riconosciuto la nipote grazie alla diffusione delle foto della vittima sui giornali e in televisione. "L'ultima telefonata è stata la mattina del 26 novembre. Ci aveva detto di stare bene e che non aveva intenzione di tornare, nient’altro”. Ma nei giorni successivi i familiari, angosciati e convinti che potesse esserci qualcos'altro dietro quello che sembrava un allontanamento volontario, si erano comunque recati a sporgere denuncia in caserma. "Era partita senza soldi, senza un cambio di indumenti. Come ha fatto a raggiungere Milano e a starci tutto questo tempo?"
I carabinieri di Milano, intanto, sono a lavoro per stabilire quali siano stati gli ultimi contatti della vittima, con l'obiettivo di ricostruire ciò che ha preceduto la morte della 19enne. E quindi definire proprio la rete di contatti che, appunto, ha permesso ad Aurora Livoli di vivere per settimane tra le vie del capoluogo lombardo, come un fantasma.