Licenziato per 1,60 euro di resto del caffè, dipendente vince la causa: risarcito dall’azienda con 18 mensilità

Un euro e sessanta. Tanto è bastato in un'azienda per trasformare la pausa caffè in una tragedia occupazionale. È successo a Brescia dove un dipendente è stato licenziato per aver avuto un "litigio" con il distributore automatico del caffè dopo non aver ricevuto il resto. Tuttavia, dopo aver impugnato il licenziamento, l'ex dipendente è stato riconosciuto "non colpevole" dal Tribunale che ha stabilito per lui un risarcimento di 18 mensilità.
La vicenda
Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, tutto è accaduto durante una pausa caffè quando un dipendente dell'azienda bresciana ha ordinato un espresso al distributore automatico aziendale. Tuttavia, una volta preparato il caffè, il macchinario si sarebbe "dimenticato" di erogare il resto dovuto. Dimenticanza che ha fatto infuriare il dipendente.
Così, il giorno seguente, alla presenza del tecnico incaricato della manutenzione, il dipendente ha deciso di recuperare le monete di resto sottrattegli dal distributore. Un collega che era presente in quel momento ha, però, interpretato il gesto come un furto e per questo ha informato le risorse umane dell'accaduto che, in un paio di settimane, hanno disposto il licenziamento del dipendente. L'accusa? Quella di essersi appropriato indebitamente di denaro aziendale.
È a questo punto della vicenda che il lavoratore ha deciso di rivolgersi direttamente al tribunale di Brescia per impugnare il licenziamento. I giudici hanno quindi smontato l'impianto accusatorio dell'azienda e hanno definito la sanzione "del tutto sproporzionata". Risultato: contratto chiuso, sì, ma azienda condannata a versare 18 mensilità di indennizzo all'ex dipendente.