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L’avvocata Pontenani: “Se Alessia Pifferi non avesse chiesto aiuto nessuno saprebbe della morte di Diana”

Lunedì 13 potrebbe arrivare la sentenza del processo alla donna che ha lasciato per giorni da sola a casa la figlia Diana di 18 mesi: l’accusa ha chiesto l’ergastolo.
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Il primo incontro tra l'avvocata Alessia Pontenani e Alessia Pifferi, la donna che nel luglio del 2022 abbandonò a casa per giorni la figlia Diana, di 18 mesi, trovandola morta al suo rientro nell'abitazione, avviene in carcere a inizio 2023.

Pontenani che diventerà l'avvocata di Alessia Pifferi le chiede semplicemente:

"Signora, come ha fatto a fare una cosa del genere?". Pifferi, racconta a Fanpage.it la sua legale, sgrana gli occhi e risponde "io non ci ho pensato". "Lì – ci dice Pontenani – ho capito che mi stava dicendo la verità e ho capito che c'era un problema alla base, era assolutamente evidente il problema di Alessia Pifferi".

"Secondo i miei consulenti – continua Pontenani – Alessia Pifferi è incapace di intendere e di volere, bisogna rivalutare la sua pericolosità sociale, forse dovrebbe essere messa in una struttura adatta, dovrebbe essere aiutata, sicuramente il carcere non è il luogo adatto".

La battaglia sulla perizia psichiatrica

Secondo la perizia affidata dalla Corte d'Assise di Milano al dottor Elvezio Pirfo, Alessia Pifferi, all'epoca dell'abbandono di Diana, "era capace di intendere e di volere e di partecipare coscientemente al processo", come spiegato nell'udienza del 4 marzo di quest'anno.

Intorno alla perizia e alle polemiche che ha scatenato si gioca gran parte dell'esito giudiziario della vicenda. Ma come si è arrivati a questo punto?

Nel carcere di San Vittore dove è detenuta Alessia Pifferi, tra il personale incaricato di seguirla ci sono due psicologhe. La donna, accusata di omicidio volontario pluriaggravato della piccola Diana, "ha scarsa comprensione delle relazioni di causa ed effetto e delle conseguenze delle proprie azione": è la versione articolata di quel "io non ci ho pensato" raccontato da Ponenani. Il quoziente intellettivo di Alessia Pifferi è molto basso, stando al test di Wais che le due psicologhe le hanno somministrato.

La Corte d'Assise di Milano decide allora nell'ottobre 2023 di eseguire una perizia sulla donna a cui si oppone il pubblico ministero Francesco De Tommasi secondo il quale Alessia Pifferi non avrebbe alcun disturbo mentale. Per il pm, sarebbero state le due psicologhe e l'avvocata Pontenani a far credere a Pifferi di avere deficit cognitivi e disturbi psichici. Da qui De Tommasi apre un procedimento parallelo dove le tre sono indagate per falso ideologico.

La notizia dell'indagine arriva prima della chiusura della perizia: "Temo – spiega Pontenani – che questa indagine parallela abbia in qualche modo influenzato il perito, il dottor Pirfo".

I problemi dall'infanzia

Scavando nel passato dell'imputata, la difesa di Pifferi ha portato davanti alla Corte diversi documenti, come quelli che le assegnavano nel 1993 l'insegnante di sostegno. "Aveva problemi sin dall'infanzia, ha iniziato un percorso con un neuropsichiatra già a sei anni. Alessia ha sempre detto la verità sui suoi problemi, deficit cognitivi e turbe psichiche, aveva la 104 e l'insegnante di sostegno".

Fino al primo anno delle superiori quando Pifferi viene ritirata dalla scuola: "La famiglia non si è occupata dei problemi di Alessia, non l'ha fatto con dolo, non si sono resi conto che crescendo questa donna avrebbe potuto avere dei problemi seri".

E quel "crescendo", seguendo il discorso dell'avvocata Pontenani, ci porta all'estate del 2022. Il grave quadro di deficit cognitivi, a cui si aggiunge anche una presunta violenza sessuale subita da Alessia Pifferi in giovane età e smentita dalla sorella e dalla mamma, "può far credere – spiega la sua legale – che lei abbia pensato che lasciando la bambina con il mangiare non sarebbe accaduto nulla, lei non voleva uccidere la bambina".

Per Pontenani "Alessia Pifferi era una donna invisibile e la bambina anche, se Alessia Pifferi non avesse chiamato i soccorsi quel giorno quando ha trovato la figlia [senza vita] e l'avesse fatta sparire non se ne sarebbe accorto nessuno. Ha fatto una cosa terribile, dal punto di vista morale bisognerebbe metterla sul rogo, ma qui non stiamo discutendo di moralità, è una povera donna che avrebbe bisogno di essere aiutata, non era in grado di curare la bambina, avrebbero dovuto capirlo le persone che le stavano vicine", conclude la sua legale.

Lunedì 13 quando arriverà la sentenza si capirà se il collegio dei giudici togati e popolari avrà scelto la versione di De Tommasi – "Pifferi non ha alcun problema mentale " – o il quadro tracciato dall'avvocato e dai consulenti di Alessia Pifferi – "incapace di intendere e di volere".

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