4 Febbraio 2022
9:07

La storia di Pietro Sanua, l’ambulante ucciso dalla mafia 27 anni fa

Oggi 4 febbraio sono 27 anni dall’omicidio di Pietro Sanua, l’ambulante ucciso dalla mafia 27 anni fa. Stasera per le vie di Corsico ci sarà una fiaccolata per ricordarlo.
A cura di Giorgia Venturini

Per il decimo anno consecutivo, le vie di Corsico oggi 4 febbraio tornano a riempirsi di luci. Una fiaccolata ricorderà Pietro Sanua, ucciso nel paese alle porte di Milano 27 anni fa. Stasera si chiederà ancora una volta giustizia, che i colpevoli dell'omicidio non restino impuniti. "Oggi è una data importante un po' per tutti", precisa a Fanpage.it Lorenzo, il figlio di Pietro Sanua. Dopo la fiaccolata per le vie di Corsico, in città ci sarà un dibattito pubblico in cui interverranno il professore di Sociologia della Criminalità Organizzata dell'Università degli Studi di Milano Nando Dalla Chiesa e il procuratore Capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Alessandra Dolci. "Più volte la procuratrice Dolci mi ha detto che finché ci sarà lei, farà di tutto per arrivare alla verità. Queste parole aiutano per sperare che i colpevoli vengano consegnati alla giustizia".

L'omicidio 27 anni fa

Era il 4 febbraio del 1995 quando il commerciante venne ucciso pochi secondi prima di allestire la sua bancarella al mercato del paese. Era insieme a suo figlio Lorenzo, allora 21enne, a bordo del suo furgone quando nota una Fiat Punto marrone targata Genova attira l'attenzione di padre e figlio: a 500 metri davanti a loro fa un'inversione azzardata. "Guarda che manovra che fa in una strada così", aveva commentato la scena Pietro al figlio. Quello che successe dopo è questione di pochi secondi: dalla Fiat Punto spunta una lupara che spara due colpi e Pietro cade tra le braccia del figlio mentre il furgone va a sbattere contro un'altra auto. I tempestivi soccorsi non riescono a salvare la vita a Sanua, morto poco dopo in ospedale. "Qualche giorno dopo si aprirono le indagini, archiviate però l'agosto successivo", tiene a precisare a Fanpage.it Lorenzo. E da allora la lista degli indagati è ancora un foglio bianco.

L'impegno sul territorio di Pietro Sanua

Durante gli anni gli inquirenti hanno cercato di dare una risposta a questo omicidio. Perché uccidere Sanua? Chi sono mandanti ed esecutori materiali? Certo è che Pietro Sanua era conosciuto da tutti per il suo impegno nel sociale: era un fruttivendolo, presidente provinciale milanese dell'Associazione Nazionale Venditori Ambulanti (Anva) e fondatore dell'associazione "Sos impresa" a Milano. In Lombardia erano gli anni di Tangentopoli, delle organizzazioni criminali che iniziavano a trovare spazio in un sistema malato e dei boss di mafia mandati al "confino" al Nord. "Mio padre è stato vittima di quel sistema intrecciato tra criminalità organizzata, politica e imprenditoria", racconta il figlio Lorenzo Sanua Fanpage.it 27 anni dopo la morte del padre. Sanua "dava fastidio" a qualcuno sul territorio ha voluto zittirlo.

I tre filoni delle indagini

Per il figlio Lorenzo le indagini devono seguire tre filoni. Il primo è quello dei sorteggi pilotati allora tra le mura del Comune, dove venivano sorteggiati gli spazi pubblici poi assegnati agli ambulanti.  "Mio padre, che era presidente provinciale di Milano dell'Associazione nazionale venditori ambulanti affiliata a Confesercenti, aveva capito che i sorteggi erano pilotati. Soprattutto per quanto riguarda le posizioni davanti al cimitero: se un venditore di fiori si aggiudicava quegli spazi poteva assicurarsi un ottimo guadagno". Pietro lo aveva capito e, da uomo corretto, non era stato in silenzio. Il secondo porta al traffico di droga all'interno dell'Ortomercato di Milano all'inizio degli anni '90. Anche in questo caso troppo silenzi, tra i pochi a fare rumore c'era Sanua. E infine le recenti indagini sull'omicidio, riaperte negli ultimi mesi, si sono concentrate sul territorio di Buccinasco e Corsico, roccaforti della ‘ndrangheta già nei primi anni '90. "L'anno prima delle sua morte mio padre ha avuto un diverbio in pubblico con alcuni componenti appartenenti alla famiglia di ‘ndrangheta dei Morabito. Legati in qualche modo alla famiglia dei Sergi e dei Papalia, storica presenza di ‘ndrangheta nel Sud di Milano", spiega Lorenzo. Per fare una volta finalmente luce su quanto accaduto qualcuno deve parlare: "Alcuni colleghi di mio padre conoscono la verità. Ma in paese fanno finta di non ricordare per paura. In Lombardia si sceglie ancora troppo spesso il silenzio", conclude Lorenzo.

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