La padelizzazione di Milano sta minacciando il calcio giovanile: oltre 500 campi al posto di impianti non qualificati

"Qui una volta c'era l'erba verde dei campi da calcio, ora c'è solo il cemento blu del padel". Presto questa potrebbe diventare una delle frasi più ricorrenti degli umarell milanesi, che dal 2018 ad oggi hanno visto la città riempirsi di gabbie di vetro temperato nelle quali coppie di atleti della domenica si tirano contro una pallina gialla per 30 o 40 euro all'ora. Quello del padel è un business che è esploso negli anni a cavallo della pandemia da Covid-19, che ha portato nella sola provincia milanese l'apertura di 538 campi da gioco (dati relativi al 30 settembre 2025 pubblicati dal Centro studi della Federazione Internazionale Padel, ndr) e che ha attirato l'attenzione di numerosi investitori. Tra questi, ci sono anche ex campioni del calcio cittadino e internazionale come Demetrio Albertini, ex centrocampista del Milan che ha contribuito alla realizzazione della Golden Goose Arena in CityLife, l'ex bomber svedese Zlatan Ibrahimovic, con il suo Padel Zenter a Segrate e ora anche l'ex leggenda interista Esteban Cambiasso.
Quello a cui sta andando incontro la città è uno scenario del tutto inedito e, per certi aspetti, paradossale. La città che vanta due delle tre squadre più titolate di tutto il Paese, Milan e Inter, sta progressivamente sacrificando i campi da calcio sull'altare del padel, nel nome del dio denaro. In questo senso, è emblematico il caso legato proprio a Cambiasso. Il progetto presentato dalla sua società, la Camfit, lo scorso marzo ha ottenuto dalla Giunta comunale di Milano il riconoscimento dell'interesse pubblico per la riqualificazione del centro sportivo di via Cilea 61, nel Parco agricolo Sud, che porterà l'eliminazione del campo a 11 sostituito da campi da padel. L'alternativa all'imprenditore che rileva un centro sportivo in stato di abbandono e lo trasforma a proprio piacimento, però, fin troppo spesso è la carenza di manutenzione, che porta alla non assegnazione di strutture che potrebbero rivelarsi più che adatte ad attività sportive nei circuiti di oratori, associazioni o Csi.
"Senza campi adeguati, i ragazzi vanno via o smettono di giocare"
La disfatta della nazionale italiana a Zenica ha riportato al centro del dibattito la questione: come si individua e, piuttosto, come si fa a far crescere un talento? C'è chi parla di bambini che non giocano più a calcio e di una Serie A con una potenza economica ben lontana dall'inglese Premier League o dalla Liga spagnola, ma anche chi continua a tirare in ballo il leggendario dossier di Roberto Baggio da 900 pagine Rinnovare il Futuro redatto nel 2011, quando si pensava (o ci si illudeva) di aver toccato il fondo uscendo ai gironi in Sudafrica.
C'è un elemento, però, che prescinde da quale lettura si voglia dare alla terza consecutiva mancata qualificazione ai Mondiali e a quale progetto di ricostruzione dare credito: l'impianto sportivo. Un talento nascosto è destinato a rimanere tale se non ha una struttura in cui allenarsi, giocarsi e mostrarsi al pubblico e deve poterla avere a disposizione a prescindere dal contesto sociale dal quale proviene o dalle disponibilità economiche della propria famiglia. Ed è qui che entrano in gioco gli oratori o le associazioni dilettantistiche, alle quali tutti possono rivolgersi e, a fronte di una spesa minima, trovare un gruppo con il quale crescere e, chissà, anche emergere.
"La nostra associazione esiste ormai da 25 anni, siamo partiti con 50 iscritti e ora ne abbiamo 550", ha raccontato a Fanpage.it il presidente di Osg, Leonardo Acquaviva: "Entrano da noi a 5 anni, ma a 12 anni, quando iniziano a giocare nel campo a 11, iniziano i problemi. Se vedono che non possiamo avere un campo all'altezza vanno via, a volte anche da piccoli se capiscono che non potranno continuare con noi. Ora ho quattro squadre con 80 ragazzi a rischio".
"Se l'obiettivo è la ricerca del profitto immediato, il calcio perde la sua funzione sociale"
La scorsa stagione l'associazione Osg aveva trovato ospitalità al centro Fipa, spendendo per la concessione quasi 20mila euro per tre squadre. "Quest'anno con Juniores, Allievi e Under 12 giochiamo presso una parrocchia in via Longarone a Quarto Oggiaro e paghiamo un affitto con regolare contratto", ha spiegato Acquaviva, "ma in inverno la metà degli allenamenti sono saltati a causa della pioggia o per il ghiaccio". Se non sottoposti a regolare manutenzione, i campi da calcio tendono a non assorbire più l'acqua piovana e, con l'arrivo delle temperature più rigide, si ghiacciano con più facilità: "Sono terreni vecchi, dove non si riesce nemmeno a fare le righe con il gesso", ha commentato il presidente di Osg, "poi se rimandi le partite per impraticabilità arrivano le sanzioni da parte della federazione. Quindi ci siamo detti che se l'anno prossimo è ancora così, meglio lasciar stare, anche perché ci sono genitori che pagano una quota".
Tuttavia, oggi trovare un campo da calcio a 11 che possa ospitare le squadre di associazioni o di oratori è tutt'altro che un'impresa facile. "Finché si tratta di far giocare i bambini in un campo da gioco di dimensioni ridotte, una soluzione si trova", ha spiegato Acquaviva, "ma quando si parla di quelli a 11 la situazione cambia, perché o sono già assegnati alle società sportive Figc oppure proprio non ci sono".
La Osg, in particolare, si trova nel Municipio 8 di Milano. È la stessa zona dove la Camfit di Cambiasso prevede di costruire due campi da calcio a 5, due campi da tennis e sei campi da padel al posto di un campo da calcio a 11 ormai in disuso da anni. "Dispiace perché quell'area l'avrebbe potuto prendere un'associazione che poi, a sua volte, l'affittava ad altre associazione come la nostra", ha commentato Acquaviva: "Il problema non è Cambiasso. Il discorso è che se l'ottica rimane solo quella dell'immediato profitto, l'imprenditore che mette tutto di tasca sua sarà sempre avvantaggiato. Immagino che il Comune non abbia fondi sufficienti per riqualificare l'impianto e il privato che rigenera l'area a costo zero fa comodo. Di certo, però, cercherà solo di guadagnarci il più possibile ed è molto più facile affittare un campo da padel piuttosto che un campo da calcio a 11, ma così si perde totalmente la funzione sociale dello sport".