"Pensare che il governo di allora non abbia responsabilità politiche sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro è sbagliato". A dirlo a Fanpage.it è il consigliere regionale lombardo di Azione Niccolò Carretta, uno che certo non lesina critiche alla giunta guidata da Attilio Fontana: "Il governatore è stato debole a non richiederla con vigore, ma la responsabilità politica è anche dell'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte". Le dichiarazioni di Carretta arrivano dopo lo scoop del quotidiano "Domani", che ha riferito di un incontro informale e finora rimasto segreto del Comitato tecnico scientifico tenutosi il 2 marzo del 2020. Fu in quella data che Conte, all'epoca presidente del Consiglio, venne a sapere della grave situazione epidemiologica in Val Seriana. Ma di fronte ai suggerimenti da parte del Cts di adottare anche per Nembro e Alzano Lombardo misure analoghe a quelle decise qualche giorno prima per il Lodigiano Conte avrebbe preso tempo, preoccupato dal "costo politico" di una nuova zona rossa.

La zona rossa ad Alzano e Nembro, lo sappiamo, non venne mai istituita, ma rientrò poi nella "zona arancione" istituita da Conte per tutta la Lombardia e altre 14 province col Dpcm dell'8 marzo 2020. "Si è somministrata la stessa medicina a due malati profondamente diversi", dice Carretta, che sottolinea poi un'altra implicazione dello scoop della giornalista Francesca Nava: "Il verbale pubblicato è molto serio e richiede risposte a livello politico che continuano a non arrivare. Se fosse confermato, Conte avrebbe mentito quando ha detto che non aveva saputo nulla su Alzano e Nembro prima del 5 marzo. E il fatto che da Conte e dal ministro Roberto Speranza ci sia un silenzio di tomba e non sia arrivata neanche una smentita mi lascia perplesso".

L'esponente lombardo del partito di Carlo Calenda ripercorre poi quei giorni dello scorso anno in cui il virus iniziava a colpire pesantemente il suo territorio, la Bergamasca: "Noi tutti bergamaschi attendevamo un segnale e una decisione da parte del governo, e non solo dalla Regione, anche perché nelle giornate precedenti era stata istituita in maniera analoga, ossia condivisa tra Roma e Milano, la zona rossa nel Lodigiano. Ritengo che fosse il governo a dover procedere con più forza per la Val Seriana, e le indiscrezioni che sono uscite e non sono state smentite dall'ex presidente Conte vanno in quella direzione. D'altronde c'era stato un preavviso alle forze dell'ordine sul territorio, poi qualcuno ha dato l'ordine di ritirata. Di sicuro non nego che si trattasse di ore febbrili, fummo tutti colti alla sprovvista e non si avevano ricette pronte. Ma quello che mi chiedo è: perché nel Lodigiano venne fatta la zona rossa e nella Bergamasca no?"

Il 14 aprile al via la causa civile contro Conte, Speranza e Fontana

A rispondere a questa domanda potrebbe essere la giustizia. Il prossimo 14 aprile a Roma si aprirà infatti la causa civile intentata da alcuni famigliari delle vittime di Coronavirus nei confronti del presidente Conte, del ministro Speranza e del governatore Fontana, citati in giudizio lo scorso 23 dicembre per circa 200 milioni di euro di risarcimenti complessivi. Il nuovo verbale, acquisito dalla procura, potrebbe fornire ulteriori elementi agli inquirenti: "Attendiamo con grande rispetto per le indagini in corso – spiega Carretta – ma certo bisogna restituire la verità ai bergamaschi. Se ci saranno anche responsabilità a livello penale lo stabilirà la giustizia, a me interessa la responsabilità politica".