Irene Pivetti, condannata a 4 anni per evasione fiscale e autoriciclaggio: le motivazioni della sentenza

Irene Pivetti ha "portato avanti un proposito criminoso per lungo tempo, adottando comportamenti capziosi" per "precostituirsi postume giustificazioni" e creare "un meccanismo che le consentisse il trasferimento di ingenti somme di denaro senza mai ravvedersi del suo operato e senza neppure porlo in discussione", con "elevata intensità del dolo". Poi, ha tentato "di giustificare l'ingiustificabile", cercando "escamotage per depotenziare i propri illeciti".
A sancirlo è la quarta sezione penale della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 10 dicembre, ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per l'ex presidente della Camera per evasione fiscale e autoriciclaggio nel processo, scaturito dall'inchiesta del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e del pm Giovanni Tarzia, che vedeva al centro una serie di operazioni commerciali, datate 2016, per circa 10 milioni di euro. Operazioni relative, in particolare, alla compravendita di tre Ferrari Granturismo che sarebbe servita per riciclare proventi frutto di illeciti fiscali.
La condanna in primo grado
Nel settembre del 2024 il tribunale di Milano ha condannato in primo grado l'ex presidente della Camera a 4 anni di carcere per evasione fiscale e autoriciclaggio. Secondo la ricostruzione dell'accusa, nel 2016 Pivetti avrebbe preso parte a una presunta operazione di compravendita fittizia che riguardava tre Ferrari Granturismo appartenenti alla Isolani Racing Team con l'obiettivo di sottrarle al fisco.
L'ex presidente avrebbe, infatti, acquistato la scuderia per 1,2 milioni di euro, rivendendola successivamente per 10 milioni alla società cinese More & More Investment. Stando ai documenti ufficiali, nella cessione sarebbero stati inclusi anche il marchio e le tre Ferrari. Tuttavia, per gli investigatori le vetture non sarebbero mai state realmente trasferite e sarebbero rimaste nella disponibilità di Isolani, che avrebbe poi tentato di venderle in Spagna.
La condanna in secondo grado
La sentenza è stata poi esaminata in appello dalla Corte d'Appello di Milano che, nel dicembre 2025, ha confermato la condanna. Nel merito, la Corte ha oggi affermato che la "incensuratezza" dell'ex politica è già stata "benevolmente valutata" concedendole le attenuanti generiche in primo grado, ma non può far scendere ancora la pena in secondo grado, anche per la "complessiva gravità delle condotte". È vero che "non si è sottratta al contraddittorio" nel processo, ma ha mostrato "la mancanza di alcun senso di resipiscenza", tentando di "accreditare se non l'esclusiva, la principale responsabilità dei terzi nei fatti". Per i giudici, ha sostenuto di essere innocente "anche di fronte all'evidenza".
Nel frattempo, dopo la condanna in secondo grado, Pivetti, assistita dall'avvocato Filippo Cocco, ha fatto sapere che ricorrerà in Cassazione, affermando di "essere innocente".