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Il caso della donna picchiata dai vigili a Milano

Indagati per aver dichiarato il falso i vigili urbani che hanno picchiato una donna trans a Milano

Si è chiusa l’inchiesta sul fermo della donna trans Bruna, presa a manganellate da alcuni agenti della polizia locale il 24 maggio scorso in zona Bocconi. Sale a 7 il numero degli indagati.
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A cura di Francesca Del Boca
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Il caso della donna picchiata dai vigili a Milano

Si è chiusa l’inchiesta sul fermo della donna trans Bruna, presa a manganellate da alcuni agenti della polizia locale nella mattina del 24 maggio scorso in via Castelbarco a Milano, zona Bocconi. La pm Giancarla Serafini, titolare del fascicolo insieme al procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, ha notificato ieri l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a tre dei quattro poliziotti ripresi in un video girato da alcuni residenti, e ad altri quattro colleghi: sono accusati, a vario titolo, di lesioni personali aggravate dall’abuso della funzione pubblica e di falso in atto pubblico, dal momento che avrebbero annotato sul verbale di intervento informazioni poi smentite dalla successiva attività investigativa.

Due di loro sono inoltre tuttora sottoposti a un provvedimento disciplinare da parte del Comune, che contesta a entrambi "comportamenti gravemente scorretti": sia per non aver comunicato preventivamente l’intervento in via Giacosa alla centrale operativa, sia per la "grave violazione delle procedure sull’utilizzo del bastone distanziatore", che ha generato così un danno d’immagine per l’amministrazione e per il corpo dei vigili.

Le scorrettezze messe a verbale, secondo gli inquirenti, sarebbero infatti parecchie. La prima: gli agenti avevano scritto di essere inizialmente giunti al parco Trotter, dove Bruna "mostrava nudità alla presenza di bambini e urinava davanti a tutti" – ma nessuno dei presenti, tra genitori e passanti, ha mai confermato le presunte molestie ai minori.

Dopo averla messa in macchina per accompagnarla all'ufficio fermi e arresti per le procedure di identificazione, secondo il verbale, Bruna avrebbe poi dato "violente testate contro i finestrini dell’auto di servizio", "lesionandosi il capo che sanguinava". In seguito, nel tragitto per arrivare in via Custodi, la 41enne avrebbe finto un malore, salvo poi scappare dopo aver sferrato "violenti calci alle gambe" a uno dei due agenti. Ricostruzione ormai superata dall'opera investigativa, che ha smentito la maggior parte dei passaggi.

"In macchina mi lamentavo, gridavo, e loro: "Stai zitta, stai zitta", mi strattonavano, mi insultavano. Ho dato una testata contro il plexiglas, e ci siamo fermati. Lì è arrivata la prima botta", è stato il racconto di Bruna ai microfoni di Fanpage.it. "Quando uno dei poliziotti ha tentato di prendermi per i capelli per farmi uscire sono scappata fuori. Mi sono nascosta in un'aiuola nel prato, ma poi gli agenti mi hanno trovata".

Da lì, è tutto ripreso nell'ormai celebre video. Bruna viene prima fatta cadere a terra, poi colpita da quattro agenti della polizia locale mentre è seduta sul marciapiede. Prima un colpo sferrato alle spalle, con una manganellata alla testa. Poi ancora colpita, sempre dallo stesso agente, al fianco destro mentre è girata dall’altra parte dopo essere stata resa inoffensiva con lo spray al peperoncino. Infine un ultimo colpo alla testa, secco, sferrato mentre un altro agente sta cercando di metterle le manette ai polsi.

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