Nuove accuse per Carmelo Cinturrino: “Omicidio premeditato, estorsione e spaccio”. Indagati altri due poliziotti

Al poliziotto, assistente capo di 41 anni, Carmelo Cinturrino sono stati contestati in tutto ben 43 capi di imputazione, tra cui quello di omicidio volontario per aver ucciso Abderrahim Mansouri il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo, a cui si aggiunge ora anche "l'aggravante della premeditazione". Tra le accuse a Cinturrino ci sono anche sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.
Nella richiesta di incidente probatorio notificata nelle scorse ore che Fanpage.it ha potuto visionare, sono contenute alcune frasi rivolte da Cinturrino al 28enne che riguardano proprio le aggravanti dell'accusa di omicidio, ovvero la premeditazione, e l'aver violato i doveri inerenti alla pubblica funzione. Tra queste: "O ti arresto o ti ammazzo", "di' a Zack che se lo becco io lo uccido", "mi raccomando, ricorda a Zack (il soprannome di Mansouri, ndr) che se lo prendo lo ammazzo".
Nel frattempo, la Procura di Milano ha inserito nel registro degli indagati anche altri due poliziotti operativi nel Commissariato Mecenate di via Quintiliano 59, a Rogoredo (Milano), lo stesso in cui Cinturrino ha svolto servizio per 20 anni fino al giorno del suo arresto, il 23 febbraio scorso.
Infine, sono cominciati questa mattina a Milano, nei laboratori della polizia scientifica della Questura, gli accertamenti tecnici su una mazza-sbarra di legno e un martello alla ricerca di tracce biologiche nell'ambito dell'inchiesta su Cinturrino. Secondo gli investigatori, gli accertamenti si sarebbero resi necessari in seguito ai racconti di pestaggi da parte di alcuni pusher e spacciatori, alcuni dei quali sono destinatari di una richiesta di incidente probatorio per "cristallizzare" i loro racconti.
Altri due poliziotti indagati
Secondo quanto si apprende dalle prime informazioni diffuse, le due nuove iscrizioni nel registro degli indagati – avvenute su decisione del pm Giovanni Tarzia e del Procuratore Marcello Viola – di cui una per falso a carico di una poliziotta, sono legate alla richiesta di incidente probatorio notificata in queste ore per convocare almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti, in modo da cristallizzare i loro racconti. La notifica della richiesta di incidente probatorio è stata notificata, tra l'altro, anche ai difensori di Cinturrino, gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno, che domani (martedì 17 marzo) discuteranno davanti al Tribunale del Riesame la richiesta di arresti domiciliari per il loro assistito.
L'agente donna indagata in particolare deve rispondere di falso in merito all'arresto di un tunisino – poi assolto dal Tribunale – avvenuto nel maggio del 2024. Una vicenda per la quale la giudice Maria Rispoli, ravvisando che ci fossero delle incongruenze nel verbale di polizia in cui si affermava "falsamente" che l'uomo fosse in possesso di 2.2 grammi di droga, aveva chiesto la trasmissione degli atti al pm nei confronti dell'assistente capo, ora a San Vittore.
I poliziotti indagati quindi salgono a 7, inclusi Cinturrino e gli altri quattro agenti già indagati nelle scorse settimane per favoreggiamento e omissione di soccorso.
Dal caso Cinturrino al Commissariato Mecenate
Dopo l'omicidio di Abderrahim Mansouri, le indagini della Procura di Milano – volte a far piena luce su quanto accaduto – si sono allargate, nell'arco di poche settimane, dal singolo caso Cinturrino al Commissariato Mecenate.
In questo contesto, mercoledì 4 marzo, Osvaldo Rocchi – fino ad ora dirigente del Commissariato Mecenate di Milano – è stato trasferito e messo a disposizione della Questura. Al suo posto è arrivato un nuovo responsabile, Carmine Mele.
E prima ancora, giovedì 26 febbraio, dal Commissariato Mecenate erano stati invece trasferiti i quattro agenti (3 uomini e una donna), coinvolti direttamente nel caso Cinturrino e indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. I poliziotti sono stati assegnati a incarichi non operativi e spostati in sedi diverse rispetto al Commissariato dove svolgevano servizio.