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Arresti tra ultras di Milan e Inter

Inchiesta Doppia Curva, l’imprenditore ed ex ultrà interista Mauro Russo patteggia 2 anni per il business parcheggi

Mauro Russo ha patteggiato 2 anni, con pena sospesa. L’imprenditore ed ex ultrà interista era stato arrestato il 5 maggio 2025 nel filone dell’inchiesta ‘Doppia Curva’ relativo al business dei parcheggi dello stadio San Siro di Milano.
A cura di Enrico Spaccini
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Mauro Russo (foto da Getty)
Mauro Russo (foto da Getty)
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Ha patteggiato 2 anni, con pena sospesa, Mauro Russo, l'imprenditore ed ex ultrà della Curva Nord dell'Inter finito a processo con l'accusa di aver fatto da intermediario nell'estorsione legata al business dei parcheggi attorno allo stadio ‘G. Meazza' di San Siro. Russo era stato arrestato il 5 maggio dello scorso anno e davanti al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro del Tribunale di Milano si è sempre difeso sostenendo di essere stato "solo un consulente".

Il business dei parcheggi di San Siro

Le indagini che avevano portato all'arresto di Russo erano state coordinate dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Paolo Storari, Sara Ombra e Leonardo Lesti, e condotte dalla Squadra Mobile della polizia e dal nucleo di polizia Economico Finanziaria della guardia di finanza. Si tratta di un filone dell'inchiesta ‘Doppia Curva' sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno delle tifoserie di Milan e Inter. In questo caso, al centro dell'attenzione degli investigatori c'erano episodi di presunte estorsioni, usure e fatture false attorno al business dei parcheggi di San Siro e nella gestione del merchandising in mano ad Andrea Beretta (ex capo della Curva Nord, già condannato a 10 anni e da fine 2024 collaboratore di giustizia).

Russo, che nei primi anni Duemila era stato socio fondatore del marchio Sweet Years insieme a Paolo Maldini e Christian "Bobo" Vieri (estranei alle indagini), era stato arrestato il 5 maggio 2025 ed era finito agli arresti domiciliari perché accusato di aver fatto da intermediario nell'estorsione sul business del parcheggi ai danni dell'imprenditore Gherardo Zaccagni. Per gli inquirenti, avrebbe chiesto una sorta di "pizzo" per "garantire  una tranquillità ambientale" ed evitare che le auto andassero a fuoco. Difeso dall'avvocato Danilo Buongiorno, Russo ha ribadito di essere stato "solo un consulente" e di non aver mai fatto alcuna "estorsione". Davanti alla giudice dell'udienza preliminare Francesca Ballesi del Tribunale di Milano, ha patteggiato 2 anni con pena sospesa.

Gli altri patteggiamenti e le condanne

Il procedimento aveva al centro anche alcuni casi di "prestiti di natura usuraia" e il tentativo di "estromettere" Beretta dalla gestione della sua società di merchandising. Le ipotesi di reato, dunque, erano di usura, estorsioni e false fatture, in alcuni casi con l'aggravante di aver "agevolato la cosca" della "famiglia Bellocco", uno dei clan di ‘ndrangheta più potenti il cui rampollo, Antonio, è stato ucciso proprio da Beretta il 4 settembre 2024.

La giudice ha, quindi, anche condannato Francesco Intagliata a 7 anni in rito abbreviato, una pena complessiva in continuazione con una precedente condanna nel processo principale abbreviato sul caso curve. È stata applicata una pena sospesa di 2 anni per Davide Scarfone, difeso dall'avvocato Antonio Buondonno, è stato condannato a 2 anni e 11 mesi Filippo Monardo, a 2 anni e 4 mesi Carmelo Montalto e a 2 anni e 8 mesi Domenico Sità.

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