"Fino a ieri martedì 16 febbraio i casi accertati di varianti Covid in Lombardia sono 578". Lo ha annunciato il direttore generale Welfare di Regione Lombardia, Marco Trivelli, nel corso della sua audizione in Commissione Sanità questa mattina al Pirellone. Stando ai primi accertamenti, si tratterebbe, in quasi tutti i casi, di variante inglesi mentre resta confermata per il momento la variante scozzese solo a Viggiù (Varese), uno dei quattro comuni lombardi diventati oggi zona rossa insieme a  Castrezzato (Brescia), Mede (Pavia) e Bollate (Milano).

Trivelli: I numeri sono in ascesa

In Commissione Trivelli tiene a precisare che "ad oggi in Lombardia non c'è una situazione di pressione dal punto di vista ospedaliero. Il tasso di occupazione delle terapie intensive è ancora sotto il 30 per cento, che è il livello limite, e anche i letti ordinari sono sotto l'allerta, ma è vero che i numeri sono in ascesa e il tema delle varianti è molto preoccupante". Per questo nei quattro paesi con più casi di varianti sono scattate le restrizioni: "Inoltre con l’ordinanza fino al 24 febbraio – ha precisato il presidente Attilio Fontana – si dispone che le attività scolastiche e didattiche di tutte le classi delle scuole primarie e secondarie in questi comuni si svolgano esclusivamente con modalità a distanza. Tale sospensione riguarda anche asili nidi e scuole materne".

Le province con più casi di varianti inglesi

In Lombardia un incremento dei pazienti contagiati da varianti inglese lo si registra anche nella provincia di Lodi: stando a quanto riferito all'agenzia di stampa Agi da Stefano Paglia, il responsabile dei pronto soccorso di Lodi e Codogno, "ieri si sono contati 6 nuovi casi da ricoverare a Codogno e 5 a Lodi. Numeri non eclatanti, ma sembra ci sia una tendenza in incremento". In aumento anche le diagnosi nel Bresciano e in provincia di Sondrio. Varese e Monza, invece, le due città più colpite dalla pandemia nella seconda ondata, ad oggi non contano nessun caso inglese negli ospedali. Alcuni casi anche all'ospedale Sacco di Milano dove a lanciare l'allarme è stato proprio il primario Massimo Galli: "Siamo tutti d’accordo che vorremmo riaprire tutto quello che si può aprire. Però guardi caso io mi ritrovo ad avere il reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta quanta l’Italia e fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri. Questa è la realtà attorno alla quale è inutile fare ricami".