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Ilaria Salis detenuta in Ungheria

Ilaria Salis, parla la compagna di cella: “Mi ha aiutata tanto, le ho promesso che sarà libera”

“Quando avevo bisogno Ilaria c’è stata, ero senza scarpe e me le ha regalate”. Parla a Fanpage.it Carmen Giorgio, la ex compagna di cella di Ilaria Salis.
A cura di Chiara Daffini
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Carmen Giorgio è stata per mesi compagna di cella di Ilaria Salis
Carmen Giorgio è stata per mesi compagna di cella di Ilaria Salis
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Carmen Giorgio è stata per mesi la compagna di cella di Ilaria Salis. A Fanpage.it racconta la loro prigionia e il rapporto che si è creato con la 39enne milanese, tutt'ora detenuta nel carcere di Budapest dopo l'arresto a una contro manifestazione antifascista.

Che cosa ti è successo in Ungheria?

"Mi trovavo lì con degli amici in vacanza e sono stata arrestata. Mi hanno accusata di traffico di esseri umani solo perché avevo in macchina persone che non avevano un passaporto europeo, anche se erano regolarmente registrate nei loro Paesi e con un lavoro. Alla fine ho scelto di patteggiare per essere liberata prima, però sono stata sette lunghi mesi in una prigione ungherese, dal 24 giugno 2023 al 24 gennaio 2024".

Come hai conosciuto Ilaria Salis?

"Quando sono entrata mi hanno sbattuta prima due giorni in una prigione e poi mi hanno portata in un'altra struttura di Budapest in cui, dopo tre giorni da sola in una stanza piccolissima, mi hanno detto che c'era un'altra ragazza italiana in quella prigione, che però non fumava. A quel punto, pur fumando da più di vent'anni, ho scelto di non farlo più per poter essere messa in cella con lei, almeno avrei capito qualcosa. Nessuno lì parlava italiano, a parte Ilaria".

E com'è stata la vostra convivenza?

"All'inizio pensavamo tutte e due di essere in una candid camera, che non era una cosa reale, che di lì a poco ci avrebbero liberate. Parlavamo tutto il giorno di questo e ci ridevamo anche sopra, perché era una situazione assurda, soprattutto per lei che mi ha raccontato di essere scesa da un taxi e essere stata ammanettata. Erano già quattro mesi e mezzo che lei era lì quando sono arrivata io".

Com'era il vostro rapporto?

"Ci davamo forza l’un l’altra. Lei mi ha aiutata molto perché la mia famiglia mi aveva data per morta e ci sono voluti tre mesi prima che potessero aiutarmi, mandarmi dei soldi, riuscire a sentirci via Skype".

Quali erano le condizioni nel carcere dove eravate detenute?

"Ilaria mi ha raccontato che lei lì, soprattutto all'inizio, è stata trattata molto male, le gridavano dietro, le cambiavano stanza spesso, l'hanno lasciata più di un mese da sola.
Si è trattate come animali lì dentro. Ricordo che non potevi chiedere nulla perché subito la polizia ti aggrediva. La struttura era molto vecchia, sporca, le stanze erano infestate da cimici da letto: ti svegliavi la mattina piena di puntini rossi. Le lenzuola all’inizio le dovevano cambiare ogni due settimane, poi è diventato un mese, poi altri due e infine non hanno fatto più niente. Il cibo era zuppe, che non alla fine non avevano dentro nulla, pasta fredda e scotta e per cena solo conserve. Inoltre dovevi scegliere tra farti la doccia o avere l’ora d'aria e quando andavi a fare la doccia venivi pure chiusa dentro. La mattina alle cinque e mezza ti dovevi alzare e fino alle nove di sera non potevi andare a dormire. L'aria non era aria, perché alla fine eri in gabbia, in cella c’era solo una fessura di dieci centimetri di apertura con delle grate davanti".

Eravate sottoposte anche a punizioni?

"Sì, eccome. Le punizioni lì sono molto dure. Solo perché una ragazza ha osato buttare l'immondizia con indosso le ciabatte per quindici giorni ci hanno tolto la televisione. Ti buttano i secchi d’acqua in cella e la cosa peggiore è la fugda, una stanza piccola in cui c'è una gabbia con all'interno letto e water, videocontrollata, in cui le ragazze che fanno azioni secondo loro non giuste vengono rinchiuse per periodi che vanno dai 5 ai 15 giorni, senza poter fare nulla, nemmeno la doccia. E lì vengono anche picchiate".

Accadeva spesso che le detenute venissero picchiate?

"A me non è successo, ma c'era una ragazza, per esempio, che aveva chiesto di cambiare stanza perché non si trovava bene e un giorno sono venuti a prenderla due capi e un'educatrice, l'hanno portata nella doccia e l'hanno picchiata. Episodi di questo genere succedevano spesso".

A livello sanitario?
"Il dottore non l'ho mai visto, anche se ho problemi alla tiroide e ho chiesto più volte di essere visitata perché si era ingrossata. Una sera eravamo in cella con una ragazza al settimo o ottavo mese di gravidanza. Non stava bene. Abbiamo provato a bussare per chiamare le guardie, ma niente, per più di un’ora nessuno".

Quali erano le condizioni di Ilaria quando hai lasciato il carcere?

"Ilaria all'inizio si dava forza da sola. Essendo una maestra, doveva preparare un concorso e pensando che si sarebbero accorti della sua innocenza il prima possibile, passava le giornate a studiare latino, ungherese, inglese, ad aggiornarsi e a preparare le lezioni. È una ragazza molto pacifica, tranquilla, non mi sembra proprio una rivoluzionaria che va in giro a picchiare le persone. Si vergognava perché lei aveva una posizione a Milano e quindi, non avendo fatto niente, non voleva passare per quella che non era. Poi quando ha visto che le si prospettavano dagli 11 ai 24 anni di carcere è cambiata. Notavo i suoi occhi spaventati, anche se cercava di non darlo a vedere. Lei è una che non si butta mai giù. Solo una volta ‘ho vista piangere perché finalmente le avevano dato la notizia che poteva sentire la sua famiglia. Però la sera si metteva nel letto, si girava dall'altra parte e secondo me non dormiva, stava lì e pensava alla sua situazione".

Che cosa provi oggi riguardo alla sua situazione?

"Voglio aiutare Ilaria, perché lei mi ha aiutata molto. Se non era per lei io non avevo neanche un paio di scarpe. Quando sono entrata indossavo un paio di zeppe alte, per due giorni mi hanno permesso di scendere all’aria, poi una guardia che ha detto che così non potevo andare in giro, quindi sarei dovuta rimanere tutto il tempo chiusa in cella, ma Ilaria, quando le è arrivato il pacco da casa, dopo cinque mesi che lo aspettava ricordo che appena entrata in stanza la prima cosa che ha fatto è stata darmi un paio di scarpe. Non dimenticherò mai quel gesto, perché lei ha pensato ad aiutare me perché lei ci era passata i primi mesi e non aveva nessuno a supportarla. Le ho promesso che io la tirerò fuori di lì".

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