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Il ristorante di Lodi che rinuncia alla stella Michelin: “Torniamo a una cucina fatta per le persone”

I titolari de La Coldana di Lodi rinunciano alla stella Michelin ottenuta nel 2023. “Questa ristorazione non ci rappresenta più. Il nostro è prima di tutto un luogo dove si viene per stare bene”
A cura di Francesca Del Boca
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La Coldana, Lodi
La Coldana, Lodi

Stella Michelin? No, grazie. È la scelta dei titolari de La Coldana, ristorante di Lodi che oggi ha pubblicamente rinunciato al prestigioso riconoscimento dopo tre anni consecutivi di presenza tra le pagine della Guida Michelin, vera e propria bibbia rossa della gastronomia internazionale. "Vogliamo tornare a un ristorante che ci somigli di più, a una cucina accessibile", la dichiarazione ufficiale, seguita da una lettera inviata al direttivo Michelin. "Da oggi La Coldana riparte dalla tavola, dalle persone, dal tempo condiviso". 

Una scelta annunciata dal recente addio dello chef Alessandro Proietti Refrigeri, che con la sua brigata aveva per la prima volta ottenuto la tanto ambita stella gourmet nel 2023. Poi tre anni di conferme da parte degli ispettori della guida francese, fino alla rinuncia formale del 2026 e l'intenzione di non partecipare più alle selezioni previste per il 2027. "La Coldana è, prima di tutto, un luogo vissuto. Un posto dove si viene per stare bene, per sedersi a tavola, per tornare", hanno spiegato i titolari Alessandro Ferrandi e Fabrizio Ferrari in un lungo post, pubblicato sui social.

"Negli ultimi anni siamo cresciuti molto. Poi ci siamo fermati e ci siamo chiesti se quello che stavamo facendo ci rappresentasse ancora davvero. La risposta è stata semplice", sempre le parole dei proprietari del ristorante immerso nella campagna lodigiana, all'interno di una cascina ristrutturata del 1700. Che da questo momento, oltre a salutare per sempre piatti iper-tecnici e concettuali, farà di conseguenza dietrofront anche sui prezzi del menu, proponendo ai clienti una carta da 40-50 euro a persona per una cena completa. Nonché classici del territorio come cotoletta e risotto, dai sapori ben riconoscibili. "Una cucina accessibile, nel gusto, nel servizio, nel modo di accogliere. Conviviale, leggibile, fatta per le persone. Senza rinunciare alla qualità, allo studio, al rigore. È da qui che nasce la scelta di non perseguire il mantenimento della Stella Michelin. Non come rinuncia, ma come ritorno".

E quello del ristorante lodigiano non è certo l'unico caso di gran rifiuto del titolo più importante della ristorazione mondiale, da decenni sinonimo di ricerca culinaria e qualità ad altissimi livelli. Sì, perché ormai sempre più spesso stress quotidiano, l'imposizione di rigorosi standard di perfezione, gli inevitabili costi alle stelle e la selezione della clientela spingono i ristoratori del Bel Paese a fare un "passo indietro" e scendere dalla giostra. Su tutti il ristorante Il Giglio di Lucca che, dopo cinque anni di presenza nella guida, ha rinunciato alla stella Michelin nel 2024.

"Vogliamo tornare a essere il locale di una volta", era stata al tempo la dichiarazione dei tre titolari Stefano Terigi, Lorenzo Stefanini e Benedetto Rullo. Una decisione sulla scia dell'esempio di Gualtiero Marchesi, che addirittura nel 2008 aveva manifestato più volte l'intenzione (poi non realizzata) di cancellare le sue due stelle dal libretto rosso. "Basta giudizi", aveva spiegato il maestro. "Troppe pressioni e poca libertà, non si può ridurre la cucina a un punteggio numerico. Senza contare che noi italiani siamo ancora così ingenui da affidare il successo dei nostri ristoranti a una guida francese".

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