Il poliziotto Cinturrino si difende ancora: “Mai premeditato di uccidere Mansouri, lo conoscevo solo per foto”

"Non ho mai premeditato di uccidere Abderrahim Mansouri, ho avuto paura in una brutta zona di Milano", avrebbe dichiarato Carmelo Cinturrino oggi, martedì 17 marzo, davanti ai giudici del tribunale del Riesame di Milano.
Cinturrino, assistente capo di Polizia, si trova in carcere a San Vittore dal 23 febbraio scorso con l'accusa di omicidio volontario per aver sparato e ucciso il 28 enne Abderrahim Mansouri a Rogoredo (Milano) lo scorso 26 gennaio. Inoltre per il poliziotto – oltre ai 43 capi di imputazione che gli sarebbero stati contestati dalla Procura – all'accusa di omicidio volontario si sarebbe aggiunta anche, in un secondo momento, "l'aggravante della premeditazione". Le altre principali accuse sono di sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.
Le parole di oggi dell'assistente capo, riportate a margine dell'udienza da uno dei suoi legali, Marco Bianucci, sarebbero emerse da dichiarazioni spontanee rilasciate nel corso dell'udienza per discutere della richiesta di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Una decisione questa che verrà presa nei prossimi giorni.
"Abbiamo presentato investigazioni difensive", ha spiegato il legale ai cronisti dopo due ore di udienza. Fra queste ci sarebbero dichiarazioni di "altri membri delle forze di polizia" presenti a Rogoredo la sera della morte del pusher 28enne e una "relazione preliminare" sullo sparo che lo ha ucciso da una trentina di metri di distanza.
Cinturrino avrebbe ammesso, nuovamente, di "aver messo l'arma vicino al cadavere" per simulare una legittima difesa, ma ha "negato" la ricostruzione del pm Giovanni Tarzia e del Procuratore di Milano, Marcello Viola, che da ieri lo indagano per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
"A noi ha detto che contesta la ricostruzione che è stata fatta ultimamente e con la notifica ieri della richiesta di incidente probatorio", afferma il legale che lo assiste assieme al collega Davide Giuseppe Bugno. Il poliziotto avrebbe avuto "paura" in "una brutta zona della nostra città, a un determinato orario della sera, al buio".
"Non aveva nessun rapporto con Mansouri – ha proseguito – lo conosceva solo per una foto segnaletica, questo è quello che ci ha dichiarato". Nulla ha aggiunto relativamente alle "minacce" di cui hanno parlato alcuni testimoni, tossicodipendenti e pusher, alla Squadra Mobile, perché si tratta di "documenti che sono stati consegnati solo oggi in udienza".