Il poliziotto Cinturrino davanti al giudice: “Mai usato violenza. Dispiaciuto per me e per Mansouri”

"Sono sempre stato un poliziotto corretto, ho sempre lavorato nell'interesse della giustizia, la divisa è sempre stata la mia passione. Non ho mai usato violenza contro nessuno, non ho mai sottratto droga o soldi, ho sempre agito nel pieno della legalità". Aggiunge anche: "Sono dispiaciuto per la mia fine e quella di Mansouri".
Sarebbe questo il senso delle dichiarazioni spontanee dell'assistente capo di Polizia Carmelo Cinturrino – in arresto a San Vittore dal 23 febbraio per l'omicidio, avvenuto a Rogoredo il 26 gennaio, del pusher Abderrahim Mansouri – rese oggi, 11 aprile, nella seconda giornata di incidente probatorio volto a cristallizzare le testimonianze di diversi soggetti che lo accusano di aggressioni, minacce e spaccio di droga.
Nell'aula a porte chiuse del terzo piano del Palazzo di Giustizia di Milano, davanti al giudice di Milano, Domenico Santoro, Cinturrino si mostra sicuro, rivendica i "riconoscimenti" di una carriera lunga quasi 20 anni, segnati da pochi giorni di malattia e dall'amore per la divisa.
Sul momento dello sparo, Cinturrino avrebbe spiegato (come peraltro sempre sostenuto fin dal giorno dell'omicidio) di aver agito per paura: "Quando (Mansouri, ndr) si è chinato per prendere una pietra, ho sparato perché avevo paura".
Il poliziotto avrebbe inoltre sostenuto in aula di non conoscere Mansouri al di fuori dell'attività investigativa. Nella sua ricostruzione avrebbe poi contestato le versioni di alcuni testimoni, fornendo una descrizione dettagliata e molto tecnica degli episodi e degli ambienti, compresi quelli del commissariato.
I legali del poliziotto, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, durante una pausa dell'udienza, hanno detto che il loro assistito: "Sente forte il desiderio e il bisogno" di parlare e che è "desideroso di avere giustizia e di riceverla" e sarebbe "molto soddisfatto di come l'incidente probatorio sta andando perché stanno emergendo contraddizioni assolutamente insanabili" nelle deposizioni dei testimoni.
"Cinturrino è il primo difensore di se stesso – hanno concluso i legali del poliziotto – dovrà fornirci un contributo utile a superare quelli che noi riteniamo essere dei pregiudizi" nei suoi confronti.
Sempre durante una pausa, Cinturrino ha potuto vedere la compagna presente in Tribunale. I due si sarebbero stretti in un abbraccio. Entrambi "visibilmente commossi", spiega uno dei suoi legali, l'avvocato Davide Giugno.