Il poliziotto Carmelo Cinturrino resta in carcere: il Tribunale del Riesame gli nega i domiciliari

Il poliziotto assistente capo Carmelo Cinturrino resta in carcere a San Vittore (Milano). La decisione è arrivata oggi, 20 marzo. I giudici del Tribunale del Riesame hanno respinto la richiesta dei domiciliari, proposta martedì 17 marzo dalla difesa, gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno.
Cinturrino si trova in cella dal 23 febbraio scorso con l'accusa prima di omicidio volontario, poi di omicidio volontario aggravato per aver sparato e ucciso con un colpo di pistola alla testa Abderrahim Mansouri, il presunto pusher 28enne, nel bosco di Rogoredo il 26 gennaio. Inoltre – nell'inchiesta del procuratore Marcello Viola, del pm Giovanni Tarzia e della Squadra mobile della Polizia – l'assistente capo è anche indagato per oltre 30 capi di imputazione, tra cui spaccio, estorsione e arresti illegali.
Come emerso nei giorni scorsi, nell'udienza di martedì 17 marzo, davanti ai giudici del Tribunale del Riesame, Cinturrino non aveva cambiato di un millimetro la linea della legittima difesa – portata avanti fin dal primissimo interrogatorio avvenuto appena dopo l'omicidio – nemmeno dopo quella serie di contestazioni messe nero su bianco negli atti della richiesta di incidente probatorio che hanno certificato, secondo la Procura, pure quel contesto di operazioni borderline, racket, pestaggi e soprusi per una gestione illegale delle piazze di spaccio tra Rogoredo e Corvetto.
Aveva ribadito ancora una volta di aver "sparato per paura", che "non voleva uccidere", che è "molto provato" per la perdita di una "vita umana", ma che è stata "una tragica fatalità".
Si è difeso dall'accusa di omicidio volontario, nei giorni scorsi dai pm anche aggravata dalla premeditazione e dall'aver violato i doveri inerenti alla pubblica funzione, sostenendo che non conosceva personalmente Mansouri, ma che l'aveva visto "solo in una foto segnaletica". E la difesa ha sempre respinto al mittente anche tutto il resto, ossia quel quadro inquietante che viene fuori da più di 30 capi di imputazione a suo carico, tra estorsioni, arresti illegali, spaccio, concussioni, rapina, sequestro di persona, calunnia, percosse, depistaggio e falso.
Intanto, il gip Domenico Santoro nei prossimi giorni, dopo le controdeduzioni delle parti (sono indagati altri sei poliziotti), dovrà decidere se dare il via all'incidente probatorio per sentire otto persone, già ascoltate nelle indagini (alcune anche dai legali della famiglia Mansouri, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli). Tra loro pusher, tossicodipendenti e anche il teste oculare dell'omicidio. Inoltre, sono in corso le analisi anche su più telefoni e dispositivi informatici sequestrati a Cinturrino nelle indagini. Dopo il deposito del dispositivo del Riesame e quello delle motivazioni che ci sarà nelle prossime settimane, la difesa avrà la possibilità di ricorrere in Cassazione.