Il Politecnico di Milano resta la migliore università d'Italia. Lo ha stabilito il Qs ranking, la speciale classifica che mette in fila tutti gli istituti del mondo che per il decimo anno consecutivo ha eletto quale migliore università del mondo il Mit di Boston. Nonostante la massima qualità italiana riconosciuta nel Politecnico, l'istituto ha perso cinque posizioni a livello mondiale rispetto all'anno scorso, passando dal 137esimo posto al 142esimo. Resta, comunque, la numero uno anche per quanto riguarda la reputazione dei datori di lavoro, piazzandosi in 67esima posizione, e per la percentuale di studenti internazionali, molto alta.

Exploit dell'università Bicocca: guadagnate 100 posizioni

In totale, sono 41 le università inserite quest'anno nella speciale classifica. Tredici di loro hanno mantenuto il posto dell'anno scorso, altre tredici hanno perso terreno e dieci ne hanno guadagnato. Un'altra università milanese ha effettuata una scalata incredibile, salendo di circa cento posizioni: si tratta della Bicocca, che è passata dalla fascia 521-530esimo posto al 450esimo, a livello mondiale, di oggi. Perde poi quindici posizioni la Statale di Milano, passando dalla 301esima alla 316esima posizione, mentre il l'Università priva Vita-Salute San Raffaele ne prende due, salendo dalla 392esima alla 390esima. In particolare, il San Raffaele è prima in Italia e 36esima al mondo nel rapporto studenti-professori. In questa categoria le università pubbliche sono maggiormente penalizzate.

Di cosa tiene conto la classifica Qs ranking

La classifica Qs ranking è stilata tenendo conto della reputazione dell'università a livello globale. Molto del peso per ottenere la posizione finale è rappresentato dal giudizio di colleghi e aziende. Il primo incide per il 40 per cento del totale, il secondo per il dieci. La restante percentuale è rappresentata dalle citazioni per docente (20 per cento), rapporto studenti-professori (20 per cento), proporzione docenti internazionali (5 per cento) e proporzione studenti internazionali (5 per cento). In totale, per l'edizione di quest'anno, sono stati interpellati 130.000 docenti e 75.000 datori di lavoro. Questo, però, rappresenta un fattore considerato controverso da molti, in quanto le medesime aziende e gli stessi docenti offrono spesso servizi di consulenza agli istituti in questione.