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Il governatore della Lombardia Attilio Fontana andrà al Remigration Summit dell’estrema destra a Milano

Attilio Fontana parteciperà al Remigration Summit che si terrà a Milano il prossimo 18 aprile: è polemica per la sua presenza a un evento organizzato dell’estrema destra.
A cura di Giulia Ghirardi
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Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia
Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia

La scelta del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana di partecipare al cosiddetto "Remigration Summit", previsto il prossimo 18 aprile in piazza Duomo a Milano, ha acceso le polemiche dell'opposizione e ha sollevato forti interrogativi, tutt'altro che marginali, sull'adesione del governatore a un raduno organizzato dall'estrema destra sul tema dell'immigrazione.

Fontana, esponente della Lega, interpellato a margine di un evento istituzionale, non ha lasciato spazio a dubbi: alla domanda sulla sua presenza al Summit ha risposto con un netto "penso proprio di sì", aggiungendo con tono quasi ironico che sarà lì "se il padreterno me lo consentirà". Una battuta che alleggerisce la forma, ma non la sostanza. Perché la partecipazione a un raduno legato al concetto di "remigrazione" – termine associato a politiche di espulsione di massa – rappresenta una presa di posizione politica precisa.

Il governatore ha poi colto l'occasione per marcare la distanza dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, che aveva espresso perplessità sull'evento e sul linguaggio utilizzato. "Mi sono fatto l'idea che il sindaco Sala non la pensa come me su tante cose, di questo sono tanto orgoglioso", ha dichiarato oggi, martedì 17 marzo, Fontana. Una frase che, però, suona come una rivendicazione identitaria più che come un tentativo di confronto istituzionale.

Ma è soprattutto dall'opposizione che sono arrivate le critiche più dure. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Lombardia e responsabile nazionale dem per le politiche migratorie e della casa, ha commentato a Fanpage.it: "La presenza di Fontana a un raduno sulla remigrazione è letta come un segnale politico grave, se non inquietante". Poi, Majorino ha ironizzato – "fino a un certo punto" – chiedendosi se il presidente intende portare anche suo cognato "come testimonial, coinvolto in un'inchiesta riguardante lo sfruttamento di immigrati".

Al di là della provocazione, però, il punto politico resta: può un presidente di Regione partecipare a una manifestazione che ruota attorno a un concetto tanto divisivo senza così legittimarlo? E ancora: quale messaggio vuole lanciare, affiancandosi a slogan che evocano espulsioni e chiusure? La sensazione, infatti, è quella che si stia giocando una partita che va oltre il singolo evento e che la politica, ancora una volta, preferisca giocare uno scontro simbolico piuttosto che concentrarsi sulla gestione concreta dei problemi.

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