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“Il Comune boccia il referendum sullo stadio del Milan perché teme i cittadini”: parla il Comitato del no

Il referendum consultivo proposto dal ‘Comitato del no stadio a San Donato Milanese’ è stato bocciato dal Collegio dei Garanti. “Lo abbiamo proposto perché volevamo conoscere l’opinione dei cittadini”, ha spiegato Marco Menichetti, uno dei referenti, a Fanpage.it: “Siamo pronti a fare ricorso”.
A cura di Enrico Spaccini
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Il progetto presentato per il nuovo stadio del Milan a San Donato Milanese e una manifestazione del Comitato No Stadio (foto da Comune San Donato Milanese e Facebook)
Il progetto presentato per il nuovo stadio del Milan a San Donato Milanese e una manifestazione del Comitato No Stadio (foto da Comune San Donato Milanese e Facebook)
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Il Collegio dei Garanti del Comune di San Donato Milanese (nella Città Metropolitana di Milano) ha dichiarato "inammissibile" il quesito referendario in merito alla eventuale costruzione del nuovo stadio del Milan. A proporlo era stato il ‘Comitato no stadio‘ a inizio febbraio. "Il nostro obiettivo era capire cosa i cittadini pensassero di questo progetto che, se dovesse andare in porto, cambierebbe la nostra città", ha spiegato uno dei referenti, Marco Menichetti, a Fanpage.it: "Non ci aspettavamo questa bocciatura, perché si sarebbe trattato comunque di un referendum consultivo che non avrebbe deciso nulla, ma siamo pronti a presentare ricorso".

Vi aspettavate questa decisione?

In cuor nostro, noi eravamo convinti di avere le ragioni giuste perché questa cosa passasse. Sappiamo, però, che c'è timore a chiamare i cittadini a esprimersi.

Cosa ve lo fa pensare?

Quello che abbiamo chiesto era un referendum consultivo, che quindi non avrebbe bloccato nulla. Era uno strumento che sarebbe stato utile per misurare quello che sarebbe un eventuale consenso o meno, per valutare la partecipazione dei cittadini su un tema che riteniamo sia rilevante per il futuro della città. Se fossero andati a votare in dieci, è chiaro che ci saremmo sbagliati. Se, invece, ci fosse stata grande partecipazione, sarebbe stato comunque un segnale importante a prescindere dal risultato finale. Tutto questo, però, in questo momento ci viene impedito.

Quando abbiamo consegnato la proposta per il requisito referendario abbiamo raccolto 120 firme, mentre il minimo previsto dallo Statuto del Comune è di 100. Le persone che avevano deciso di metterci la faccia non erano tutte per il ‘no'. Diverse persone hanno firmato dicendo di non essersi ancora fatto un'idea precisa sulla questione.

Qual era, quindi, lo scopo del referendum?

Quello che riteniamo importante è che i cittadini possano esprimere un proprio parere, a prescindere se questo sia lo stesso del Comitato oppure no. Perché non stiamo parlando di ristrutturare la facciata del Comune, ma di un progetto che cambierà molte cose nella nostra città.

Alle elezioni che hanno portato alla formazione dell'attuale maggioranza, né il sindaco né gli altri candidati hanno mai citato nel proprio programma l'ipotesi di uno stadio così importante. Perché se avessi votato per uno schieramento che apertamente parlava di questa possibilità, in un certo senso gli avrei dato mandato di portare avanti il progetto. Questo, però, non è successo e, a nostro parere, bocciando il referendum si sta evitando di dare possibilità di parola e di esprimersi ai cittadini.

Il Collegio dei Garanti ha motivato la bocciatura sostenendo che il quesito referendario avrebbe inciso ‘su materia di competenza non esclusiva del Comune di San Donato Milanese'.

Come affermano anche gli avvocati che ci hanno sostenuto nella presentazione del quesito, è in realtà la stessa legge che dice che sarà il Consiglio comunale di San Donato Milanese a determinare e a dover decidere in modo definitivo se fare o meno l'intervento, non un altro ente che partecipa che deve deliberare.

Per fare un esempio, se io decidessi di ristrutturare casa mia è ovvio che devo avere il via libera della Soprintendenza perché forse una parte della casa è tutelata da qualche vincolo. Se la Soprintendenza non mi dà il via libera, non potrò fare la ristrutturazione. Ma la decisione se fare i lavori oppure no, la prendo io. Poi penserò a chiedere i permessi.

Il nuovo stadio del Milan sorgerebbe unicamente sul territorio di San Donato Milanese, e sarà quindi esclusivamente il Consiglio comunale della città a prendere la decisione in merito.

Cosa intendete fare ora come Comitato?

Sicuramente continueremo le nostre attività di informazione e coinvolgimento dei cittadini, siamo sempre più determinati. Dal punto di vista legale, è ancora aperto il fronte dei ricorsi e abbiamo già incaricato i nostri avvocati. Riteniamo che ci siano dei passaggi non corretti, da rifare e il non concedere neanche un referendum consultivo rafforza le nostre motivazioni.

Abbiamo già avviato una petizione che era stata firmata da più di 3mila cittadini e, probabilmente, la porteremo avanti. Ci eravamo fermato perché ritenevamo fosse migliore un evento istituzionale come un referendum, ma a questo punto la petizione potrebbe essere la strada principale.

Avete parlato con il sindaco, Francesco Squeri, dopo la decisione del Collegio dei Garanti?

No. Ci ha inviato la comunicazione via pec l'esito e basta. Stiamo ancora aspettando di poter parlare con lui, noi siamo assolutamente aperti al dialogo. Non abbiamo avuto ancora risposte alle nostre richieste sulla valutazione di impatto sia ambientale che sociale. Sono elementi che secondo noi sono gravi. È giusto che chi governa decida cosa fare in città, però almeno le procedure di un dialogo forse e serio dovrebbero essere garantite.

C'è chi si chiede quale diritto abbia un Comitato composto da poche persone di bloccare un progetto così importante e che riguarda moltissime persone.

Anche Paolo Scaroni, il presidente del Milan, ha più volte dichiarato che non è possibile che in Italia quattro gatti blocchino i progetti. Ecco, le cose non stanno così. Noi con questo referendum ci volevamo prendere il rischio di vedere se abbiamo o meno la maggioranza nella vicenda, ma ci è stato impedito. Se la stragrande maggioranza dei cittadini avesse detto di essere a favore dello stadio, noi saremmo rimasti della nostra idea ma ne avremmo preso atto e ci saremmo fatti da parte.

Il nostro non è un ‘no' a priori, ci sono delle problematicità concrete che andrebbero discusse. Come le conseguenze della modifica della viabilità, con 70mila persone che arriverebbero in poco tempo in uno spazio ristretto. O la sicurezza, con San Donato Milanese che ha solo 27 agenti di polizia locale, e la sanità, con un pronto soccorso che non sarebbe in grado di gestire anche solo 50 persone che prendono un'insolazione.

Non vogliamo fare una battaglia politica contro un'amministrazione che è di un colore o piuttosto che di un altro. Il Comitato ha quasi 150 aderenti e molti di loro hanno votato per l'attuale sindaco.

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