Il 13enne che ha accoltellato la prof a scuola nella sua cameretta lavorava a un “composto esplosivo”

Come appreso da Fanpage.it da fonti investigative, "è stato accertato" che il 13enne – che ha accoltellato la sua prof di francese, Chiara Mocchi nel corridoio della scuola media Leonardo Da Vinci a Trescore Balneario (Bergamo) lo scorso mercoledì 25 marzo – aveva anche l'obiettivo di "realizzare un composto esplosivo", una sorta di bomba artigianale.
L'accertamento arriva a seguito della perquisizione nella casa, in cui il 13enne viveva con la madre e in cui è stato trovato e sequestrato materiale compatibile con la preparazione di ordigni. Nello specifico si tratta di un "preparato chimico" che verrà ora sottoposto a esami di laboratorio al fine di valutarne l'effettiva pericolosità. Ma sulle intenzioni del 13enne al momento non ci sarebbero dubbi.
Il ragazzo si trova ora in una struttura protetta (per la sua età non è imputabile) in cui è stato portato subito dopo essere stato fermato dai carabinieri di Bergamo, come stabilito dalla Procura per i minorenni di Brescia (competente anche per Bergamo e provincia).
I militari avrebbero prelevato il 13enne a scuola, dove un docente e due collaboratori scolastici l'avrebbero tenuto bloccato fino al loro arrivo. Proprio alle forze dell'ordine il 13enne avrebbe confessato il risentimento verso la professoressa, frutto di brutti voti, incomprensioni e tensioni, e avrebbe riferito – secondo le indiscrezioni poi smentite dall'avvocato della famiglia del ragazzino, Carlo Foglieni – di essere dispiaciuto per non aver portato a termine l'omicidio.
Mentre l'insegnante accoltellata alla gola e all'addome – Chiara Mocchi, 57 anni – adesso è sveglia e sta bene. Come confermato a Fanpage.it, la donna è ancora ricoverata al Papa Giovanni di Bergamo, da almeno cinque giorni è fuori pericolo di vita e le sue condizioni sono in lento e progressivo miglioramento.
Al suo risveglio, dopo un delicato intervento chirurgico e il ricovero in terapia intensiva, la 57enne ha affidato alcune parole al suo avvocato, Angelo Lino Murtas, che le ha messe per iscritto in una lunga lettera diffusa: "Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande".