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Gli fissano l’udienza a Brescia a metà aprile, ma nel fascicolo c’è già la bozza della sentenza

Un uomo di quarant’anni, condannato per motivi di droga e ammesso alla messa in prova, è stato accusato per altri reati. Da qui, la richiesta di revoca della misura. Una richiesta che si sarebbe dovuta discutere in Tribunale a metà aprile, ma nel fascicolo l’avvocato del 40enne avrebbe trovato una bozza della sentenza.
A cura di Ilaria Quattrone
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Foto di repertorio
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A Brescia in un fascicolo d'indagine sarebbe comparsa già una bozza di sentenza – che sarebbe stata completa di motivazioni – prima ancora che si svolgesse l'udienza. Protagonista dell'assurda vicenda è un uomo di quarant'anni, a cui era stato accordato di svolgere lavori socialmente utili per una cooperativa che si occupa di manutenzione del verde pubblico. Era stato infatti condannato a tre anni per spaccio di sostanze stupefacenti e, dopo la condanna, aveva chiesto e ottenuto di essere ammesso alla messa in prova.

La notizia è stata data dai quotidiani Il Giornale di Brescia e La Repubblica. A causa di nuove accuse, la Procura di Bergamo ha chiesto la revoca della misura della messa in prova. Il 40enne infatti è accusato di essere tra i responsabili di un presunto giro di fatture per operazioni inesistenti. Di conseguenza, con l'iscrizione nel registro degli indagati, è scattata la segnalazione al tribunale di Sorveglianza di Brescia, competente per territorio.

Il 14 aprile è stata fissata l'udienza per discutere sulla revoca o meno della misura. Per questo motivo, l'avvocato del quarantenne si è recato in Tribunale a Brescia per chiedere una copia degli atti del fascicolo. All'interno, ha trovato le nuove accuse e la bozza definitiva della sentenza, nella quale sarebbe stato deciso per la revoca dell'affidamento. Mancherebbero data e firma del magistrato. Ci sarebbe: il dispositivo e anche la motivazione. "Nel provvedimento, tra le altre cose, si legge infatti che le condotte accertate risultano connotate da consapevolezza, reiterazione e capacità organizzativa, ed evidenziano il fallimento del trattamento extra-murario",  ha detto l'avvocato dell'uomo.

Aspetti sui quali, il legale e il 40enne si sarebbero potuti difendere: "Se la sentenza arriva prima che scada il tempo per il deposito delle memorie e ben prima dell’udienza, parlare di diritto di difesa è proprio difficile”.

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