Gli avvocati di Cinturrino chiedono di verificare che i testimoni “non siano affetti da patologie psichiatriche”

Una perizia psichiatrica o una consulenza per verificare se i testimoni "siano affetti da intossicazione cronica da sostanze stupefacenti" e se "siano affetti da altre patologie psichiatriche che possano incidere sulla loro capacità di rievocazione mnemonica, di comprensione delle domande e di verbalizzazione coerente". È questa la richiesta avanzata dalla difesa dell'assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, in carcere dallo scorso febbraio per l'omicidio volontario pluriaggravato di Abderrhaim Mansouri nel bosco di Rogoredo, ora indagato per oltre 40 capi di imputazione.
La richiesta è stata formulata al gip Domenica Santoro in vista dell'incidente probatorio che era previsto per questa mattina, mercoledì 1 aprile, per "cristallizzare" le dichiarazioni che i testimoni avevano già reso davanti al pm Giovanni Tarzia, alla squadra mobile e ai legali di parte civile, Marco Romagnoli e Debora Piazza.
Tuttavia, il giudice si è riservato di pronunciarsi su tale questione all'esito dell'esame testimoniale di tutti e 6 i testimoni che è stato rinviato al prossimo 10 aprile dopo che lo stesso gip ha accolto un'eccezione della difesa: secondo i legali, non erano stati depositati tutti gli atti delle testimonianze raccolte durante le indagini inclusi verbali completi e registrazioni audio. Il rinvio servirà, dunque, a permettere alla procura di integrare il materiale e alle difese di esaminarlo nel dettaglio.
La strategia difensiva di Cinturrino
Con la richiesta di perizia, gli avvocati di Cinturrino – Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno – sembrano voler puntare su una strategia difensiva che punterebbe a mettere in discussione l'attendibilità dei testimoni, molti dei quali provenienti da contesti di marginalità, tra spaccio e tossicodipendenza.
Una strategia che sembra essere in bilico tra il diritto alla difesa e il tentativo di delegittimare chi testimonia. Se, infatti, l'intenzione della difesa fosse davvero quella di trasformare i testimoni in soggetti "inaffidabili" perché potenzialmente fragili, dipendenti o segnati da condizioni personali difficili, si tratterebbe di una strategia volta più a screditare che a chiarire la reale dinamica dell'omicidio e del presunto giro di arresti illegali, estorsioni e spaccio.
Parallelamente, fuori dall'aula, la difesa ha ribadito che Cinturrino "respinge tutte le accuse" ed "è molto sicuro della propria innocenza, vede tutto questo un po' come se fosse all'interno di un film, un incubo". "Sta iniziando a comprendere anche quanto impegno ci vuole per cercare di andare a smontare quella catena di ricostruzione a tutti gli effetti assolutamente infondata" – ha aggiunto Bianucci – "che riteniamo possa essere sicuramente smentita poi nelle fasi successive di questo che sarà sicuramente un lunghissimo procedimento".