Gesuino Corona arrestato per l’omicidio di Enzo Ambrosino, ucciso per un debito: “Dovevo salvare mio figlio”

"Dovevo salvare mio figlio": è questa la linea difensiva, che sta adottando Gesuino Corona, l'uomo di cinquanta anni residente a Varese, che ha ucciso il trentenne Enzo Ambrosino a Induno Olona, comune della provincia di Varese. L'omicidio è avvenuto sabato 11 aprile 2026 attorno all'una di notte. Sembrerebbe che all'origine vi sia un debito di alcune centinaia di euro, che il figlio di Corona avrebbe avuto con la vittima. L'arrestato è stato interrogato dalla pubblica ministero di Varese, Marialina Contaldo, che coordina le indagini sul delitto. Il cinquantenne è detenuto nel carcere dei Miogni.
Stando a quanto ricostruito fino a questo momento, il trentenne, Corona e il figlio – ma potrebbero esserci più persone coinvolte – avrebbero avuto una discussione in strada: precisamente in via Porro all'altezza del civico 85 dove abitava la vittima. Quest'ultima, di ritorno dalla festa di compleanno di uno dei figli, è stato aggredito da un gruppo di persone arrivata a bordo di un'automobile e una moto. Tra loro, c'erano Corona e il figlio 27enne. Per l'aggressione sarebbero state usate spranghe e coltelli.
E proprio una lama avrebbe causato la morte di Ambrosino, ex imbianchino e padre di due figli di quattro e nove anni, e il ferimento dello stesso Corona, che avrebbe riportato una lesione nella zona lombare, tanto da essere trasferito in ospedale e, una volta dimesso, in carcere. E proprio nell'istituto penitenziario è stato interrogato per almeno due ore dalla pm. Ha scelto di rispondere a tutte le domande. L'avvocato che difende Corona, il legale Domenico Margariti, ha fatto sapere che il suo cliente ha sostenuto di essere intervenuto per difendere il figlio: "Per salvarlo e di non avere avuto intenzione di fare del male a nessuno".
Nelle prossime ore potrebbe svolgersi l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari. Ci sono poi altre persone indagate – non si sa bene quante – per rissa e porto abusivo di oggetti atti a offendere. Sul luogo del delitto, infatti, sono stati sequestrati due coltelli, una mazza ferrata e altri oggetti contundenti.