Prima blocca le visite ambulatoriali a causa di una pandemia che ha preso in contropiede la sanità lombarda durante la prima ondata del contagio da Coronavirus dello scorso marzo, e ora ne rivendica la decisione di averle sbloccate, nonostante siano moltissimi i cittadini lombardi che ancora non hanno avuto accesso ai controlli medici di cui avrebbero bisogno. L'assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera, in un'intervista concessa a Repubblica, tiene a sottolineare l'importanza delle sue decisioni, senza tenere in conto però che sia la prima che la seconda erano dettate da effettivi stati di necessità.

Gallera: In Lombardia situazione meno critica che in Campania e Lazio

"Ci siamo ritrovati, dopo il lockdown, con un calo del 19 per cento dei ricoveri e del 30 per cento delle prestazioni ambulatoriali", ha spiegato l'assessore, rivendicando "la scelta di aver dato ai direttori degli ospedali, come obiettivo, il recupero di quelle prestazioni". Decisione certamente corretta ma in linea con quello che il sistema sanitario dovrebbe offrire senza esigere un applauso da parte di chi lo dirige. Eppure, anche quelle rimaste inevase resteranno bloccate a causa della nuova ondata che sta colpendo l'Italia. Per Gallera, però, nonostante i numeri in costante rialzo, la situazione appare meno critica che in altre regioni. Sicuramente meno di Campania, "dove c'è un ricovero ogni 6.800 abitanti", Lazio ("uno ogni 5.345) e Liguria ("uno ogni 3.858"). In Lombardia, per il momento, si ha infatti "un ricovero ogni 9.389 abitanti", sottolinea l'assessore che allude a un tracciamento e una cura dei pazienti efficace e tale da non dover nuovamente bloccare tutti gli ospedali.

L'assessore: In grado di far fronte all'emergenza, in Lombardia non ci sono problemi

"Siamo in grado di far fronte all'emergenza", ha continuato Gallera snocciolando qualche altro numero come il passaggio da 700 letti in terapia intensiva a 1.800 durante la prima ondata, oltre a dirsi di pronto di riaprire gli ospedali in Fiera Milano e Bergamo, "dove ci sono altri 300 posti". Eppure il raddoppio delle terapie intensive non si è ancora concretizzato. A tal proposito l'assessore al Welfare spiega che dopo vari incontri con il Governo, che ha stanziato 250 milioni di euro per la Lombardia per arrivare a 1.400 posti in Rianimazione, e il conseguente via libera, "siamo in attesa, da luglio, del commissario Arcuri che solo venerdì scorso ha nominato le aziende che faranno da enti attuatori. I ritardi non sono nostri", precisa ancora. Tale ritardo, che sia di responsabilità della Regione o del commissario straordinario, però, si aggiunge agli altri problemi lombardi: dall'impossibilità di effettuare un contract tracing adeguato alla possibile mancanza di vaccini antinfluenzali per tutti i cittadini che ne avrebbero bisogno. Anche in questo caso, però, Gallera sostiene che "in Lombardia non ci sono problemi".

E ancora: Assumere medici e infermieri in questo momento è difficile

"Delle migliaia di casi che stiamo trovando, il 90 per cento sono asintomatici, segno che le diagnosi avvengono grazie al contact tracing", rivendica ancora Gallera, prima di affrontare il discorso Milano, la cui provincia è la più colpita in questa seconda ondata del contagio, dove ci sono mille casi Covid al giorno. "Se consideriamo che ognuno ha almeno una decina di contatti stretti, l’Ats ogni giorno dovrebbe fare dalle 7 alle 10 mila chiamate di tracciamento", spiega l'assessore mentre allontana ancora una volta le critiche sulla mancanza dei dosaggi dei vaccini: "Abbiamo comprato 2.9 milioni di dosi, copriremo il 75 per cento delle fasce “target” indicate dal ministero", dice. L'ultimo problema rimasto, in attesa di sbrogliare gli altri e sperare non ne escano di nuovi, è quello relativo alla mancanza di personale sanitario: "Assumere medici e infermieri in questo momento è difficile", spiega Gallera, alludendo ad una difficoltà condivisa con il resto delle regioni italiane. "Non ci sono abbastanza persone formate", aggiunge, dichiarando che "questo vale per gli ospedali così come per le Usca, le unità territoriali". Nonostante i bandi della Ats, quindi, non si riescono a reperire nuovi medici.