"Il Pronto soccorso versa in una condizione di estrema difficoltà con una media di pazienti di circa 80 durante il giorno e 60 la notte; i pazienti giacciono, alcuni anche da giorni, in barella, nei corridoi, stipati in più di 20 in spazi che ne dovrebbero contenere max 14; presa in carico, privacy, rispetto della dignità e sicurezza sono obbiettivi in questo momento inarrivabili”. Queste le parole messe nero su bianco dal responsabile infermieristico dell'Area emergenza-urgenza della Fondazione Irccs Cà Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, che in una mail segnala la “grave situazione" in cui versa l'area emergenza-urgenza della struttura. Secondo i vertici del noto nosocomio lombardo “negli ultimi giorni la pressione sul nostro Pronto soccorso si è fatta ovviamente sentire, visto anche l'andamento progressivo dei contagi sia a livello cittadino (oggi oltre 1800 casi nella sola Città metropolitana, ndr), sia regionale. La situazione è certamente di allerta, ma per fortuna ancora gestibile nonostante le ovvie difficoltà (sovrapponibili a quelle di qualsiasi altra struttura analoga, del resto)”.

Inoltre, la direzione spiega a Fanpage.it che “a giorni potrebbero essere sbloccati i posti letto dell'Ospedale in Fiera Milano, proprio per aumentare le disponibilità e alleggerire la pressione anche sui vari ospedali del territorio". E a stretto giro è arrivata la conferma della riapertura dell'ospedale in Fiera da parte di Fontana. Il personale infermieristico crede però che sia necessario agire subito per evitare un collasso del sistema. Il Policlinico di Milano, indicato come Covid Hub da Regione Lombardia, è infatti ormai da tempo in prima linea per contrastare la pandemia di Coronavirus.

La resilienza di medici e infermieri

La seconda ondata del virus Sars Cov2 sta mettendo nuovamente a dura prova coloro che ogni giorno si trovano in prima linea ad accogliere pazienti positivi al virus. Il personale medico sanitario teme che la situazione possa nuovamente precipitare. Quello che medici e infermieri si aspettavano da tutta l’estate è arrivato. E torna quella rabbia per essere stati chiamati eroi, poi subito dimenticati e sostituiti da un lettino in spiaggia. Arriva la rabbia di non essere stati ascoltati e la rabbia di dover poi essere loro a fare i conti con i presidi insufficienti, coi posti letto risicati, la rabbia di dover essere loro di nuovo a vestire il mantello del supereroe e trovare una soluzione che tappi i buchi. Resilienti. Trovano soluzioni. Ora, però, medici e infermieri chiedono attenzione e tutele per se stessi e per i pazienti.

La situazione al Policlinico di Milano

"Il ricovero dei pazienti positivi è iniziato e perdura senza che nelle UUOO (unità operative) dedicate sia stato raggiunto il numero di personale infermieristico e di supporto previsto – continua nella sua mail di denuncia il responsabile infermieristico della struttura milanese -. Il personale neoassunto non ha potuto effettuare alcun inserimento e si trova a gestire pazienti complessi senza che vi sia possibilità di valutare il livello di competenze possedute. Il livello di complessità dei pazienti ricoverati presso la Miaic (Medicina ad alta intensità clinica) doveva essere basso, ma di fatto si stanno già gestendo 8 pazienti ventilati, decessi e intubazioni non sono infrequenti. Il livello di complessità dei pazienti ricoverati al Guardia2 è forse ancora più complesso, con 11 pazienti ventilati su 44 presenti ed un'apertura della Uo fatta frettolosamente tra sabato e domenica".

Con “Guardia2” il responsabile infermieristico intende il secondo piano del Padiglione guardia, all’interno del quale il reparto di Chirurgia è stato trasformato in una reparto di Medicina Covid a bassa intensità. Non è un mistero che da giorni il Pronto Soccorso del Policlinico di Milano stia registrando un elevato numero di accessi da parte di pazienti Covid. Ieri notte, erano circa 60 i soggetti che stazionavano nell’unita di Emergenza – Urgenza in attesa di conoscere il proprio destino. Circa il 70 per cento di queste persone erano positive al Coronavirus. Ad assistere questi soggetti solo 9 infermieri che raggiungono quota 11 nelle ore diurne. “La maggior parte dei pazienti in carico è anziana, fragile, con grado di dipendenza elevato e non può ottenere un adeguato livello di cure, se non il supporto respiratorio – si legge nella email – I più giovani, quando possibile, vengono dimessi con il kit paziente e l'indicazione a tornare in caso di peggioramento; quelli che ricoveriamo sono critici da un punto di vista respiratorio, spesso in cpap (ventilazione assistita, ndr)". Oggi, insieme alla paura e alla rabbia per il personale medico infermieristico arriva anche la stanchezza. Stanchezza di essere resilienti, di essere supereroi perché quel mantello che mettono ogni giorno si fa pesante come fosse di cemento. Arriva la stanchezza di non aver mai staccato la spina e la testa. “Il personale indossa i Dpi (dispositivi di protezione individuali) tutto il giorno, le pause non sempre possono essere garantite. Per assicurare un minimo di copertura dei turni, in assenza di supporto esterno o in attesa che questo arrivi, al personale già affaticato, vengono richiesti doppi turni o turni di 12 ore che vengono effettuati, ritengo, solo per spirito di collaborazione e senso di responsabilità".

Dispositivi di protezione non adeguati: la richiesta di aiuto

Non solo, nella denuncia presentata in modo formale ai vertici del Policlinico viene anche sottolineata l’inadeguatezza dei dispositivi di protezione forniti a medici e infermieri. "Vi sono molte altre difficoltà (carenza divise, dpi adeguati, fornitura acqua) sulle quali non ritengo utile dilungarmi ma che contribuiscono a peggiorare una situazione già oltre il limite". La direzione del Policlinico fa sapere a Fanpage.it che in questo momento sono ricoverati nella struttura poco meno di 200 pazienti Covid positivi: "Ritengo urgente ed improcrastinabile far afferire alle UUOO il personale adeguato e necessario – conclude il responsabile del personale infermieristico dell’Unita di Emergenza – Urgenza – e che il Ps venga deteso da un numero così elevato di pazienti, onde evitare concreti rischi per la sicurezza degli utenti e degli operatori".