È morto Carlo Monguzzi, il consigliere che difendeva l’ambiente e combatteva contro l’abbattimento di San Siro

È morto Carlo Monguzzi, il consigliere comunale di Milano, noto ambientalista e soprattutto famoso per le sue innumerevoli battaglie. L'esponente politico, che avrebbe compiuto 75 anni a settembre, si è spento dopo che le sue condizioni di salute si erano aggravate. Nato a Milano, laureato in Ingegneria Chimica al Politecnico, ha insegnato matematica al Besta. Tante le sue battaglie, iniziate negli anni 70 quando faceva parte del movimento studentesco, che sono culminate poi negli ultimi anni contro alcune decisioni del Comune di Milano, tra queste la vendita dello stadio San Siro. Negli anni Ottanta è stato fondatore di Legambiente, di cui è stato presidente in Lombardia.
Nel 1990 è stato anche presidente del gruppo consigliare regionale della Federazione dei Verdi. Nel 1993 è stato assessore regionale all'ambiente ed energia, incarico che poi è terminato nel 1994. Per tre volte è stato eletto consigliere regionale. Nel 2011 è diventato consigliere comunale, venendo eletto con il partito Democratico, ed è stato poi rieletto quando si è candidato con Europa Verde. Ad annunciare la morte è stata la moglie attraverso un post pubblicato proprio sulla pagina Facebook del consigliere: "Amore mio ora sei libero. Carlo non c'è più. Un uomo perbene libero coraggioso non c'è più. Sono grata alla vita per aver condiviso con te tanto tempo…ora mi sento persa e non so come fare a ritrovare la tua leggerezza che mi rendeva così serena. Grazie per esserci stato sempre. Forte solido delicato e gentile, bello. Eri così. Grazie di tutto amore mio".
Subito, il cordoglio del sindaco Giuseppe Sala: "Se ne è andato Carlo Monguzzi, se ne è andato un lottatore. Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico e il nostro affetto reciproco non è mai venuto a mancare. Avevo celebrato il suo matrimonio. Ed era l’unico che in aula consiliare si rivolgeva a me non con “Sindaco”, ma con “Beppe”. Chi non frequenta la politica non può capire come possano coesistere duri scontri pubblici e solidi rapporti privati. Anche l’ultima volta che è venuto nel mio ufficio, nei mesi scorsi, avevamo discusso animatamente e ci eravamo lasciati con un abbraccio. Un abbraccio che ricordo molto bene.
Durante la sua malattia, che è progredita in un modo assurdamente rapido, mi informava delle cure. Poi non è più riuscito a farlo e ho capito. Riposa in pace, caro Carlo".
E anche quello del segretario metropolitano del Partito Democratico di Milano, Alessandro Capelli: "Per anni è stato protagonista della vita politica e istituzionale della nostra città, condividendo e portando avanti con coerenza e determinazione tante battaglie politiche. La nostra vicinanza più sentita va alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene e che hanno condiviso con lui un lungo e importante percorso politico e civile".
"Punto di riferimento dell'ambientalismo milanese e lombardo, assessore nella Giunta Ghilardotti, consigliere regionale per tante legislature, ricordo la sua coerenza, la capacità critica, l'ironia. Certo, avversario politico, spesso su posizioni differenti, Monguzzi ha sempre dimostrato rispetto per le istituzioni e un impegno concreto e appassionato nella tutela dell’ambiente, ponendo al centro della sua azione il bene comune. Alla famiglia e ai suoi cari giungano le più sincere condoglianze dell'Intera Giunta lombarda", ha detto il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana.
Tra le sue battaglie, come detto, c'è quella per la vendita dello stadio San Siro, per la quale aveva sempre sostenuto che la giunta si fosse totalmente arresa al volere delle squadre.A gennaio 2025, aveva partecipato al blitz di alcuni comitati per bloccare i lavori che la società M-I Stadio srl al Parco dei Capitani. "È veramente assurdo cementificare 53mila metri quadri di verde per fare il nuovo stadio quando si può ristrutturare il ‘Meazza' che dista 80 metri", aveva riferito all'epoca.
Addirittura subito dopo la seduta del Consiglio Comunale dello scorso 30 settembre, che ha decretato la cessione del Meazza e delle aree limitrofe, Monguzzi si era dimesso da presidente della Commissione Ambiente e Mobilità: "È impossibile in queste condizioni poter lavorare al servizio delle istituzioni e dei cittadini", aveva detto a Fanpage.it. E proprio in quell'occasione, aveva raccontato di provare profonda tristezza perché, in tanti anni, era riuscito a dar voce a comitati e cittadini, che non sarebbero stati ascoltati. Parole che testimoniavano il suo impegno e servizio per la cittadinanza.
"Per me, la battaglia non è finita. Ricorreremo in tutte le sedi possibili", aveva ancora aggiunto. Quella per San Siro era stata una battaglia, che gli era costata anche diverse minacce e messaggi d'odio.
Sempre l'ultimo anno aveva deciso di srotolare la bandiera della Palestina in aula quando il 13 ottobre era stato bocciato l'ordine del giorno, che prevedeva la sospensione del gemellaggio di Milano con Tel Aviv: "Dopo due anni di genocidio stiamo ancora a discutere sul sindaco di Tel Aviv", aveva riferito subito dopo. Anche il 6 ottobre, quando aveva presentato l'ordine del giorno, aveva srotolato la stessa bandiera. E in entrambe le occasioni, era andato subito a riferire agli attivisti e cittadini che aspettavano fuori, cosa stava accadendo in Consiglio. Ancora una volta, simbolo di come i cittadini e le loro istanze arrivassero prima di qualsiasi cosa. Il suo impegno per la Palestina era noto, tanto che aveva candidato la capomissione della barca Karma della Global Summud Flottilia, Margherita Cioppi, all'Ambrogino d'Oro.

E poi ovviamente la difesa per l'ambiente, che a volte lo ha portato anche a schierarsi contro la decisione di altri esponenti dei Verdi a Milano. Per esempio, per Monguzzi la decisione di prevedere dieci metri di distanza all'interno della norma sul divieto del fumo all'aperto, che lui stesso aveva contribuito a scrivere nella forma originale, ha reso vano l'intento: "Nel regolamento originale i dieci metri non erano previsti: sono stati aggiunti per attenuare la norma. Il problema è che i dieci metri vanno bene per evitare il fumo passivo, ma dal punto di vista dell'inquinamento non servono a niente. È una cosa ridicola, visto che il provvedimento è nel regolamento per la qualità dell'aria per ridurre le emissioni", aveva sempre detto. E sempre all'epoca, aveva criticato l'assenza di una adeguata campagna di comunicazione e sensibilizzazione.
E anche su Area C e B si era battuto sostenendo che, per quanto fossero ottime iniziative, erano state gestite malissimo: "Le auto in ingresso invece che diminuire aumentano", aveva detto sostenendo sempre che i cittadini dovessero essere informati e coinvolti. "Quando l'inquinamento sale, in Comune stanno tutti zitti. Serve attivare misure di prevenzione per non arrivare ai livelli di allarme, ma bisogna anche informare le persone quando questi limiti vengono superati. Serve un'applicazione che inviti i cittadini a non usare l'auto e dia loro consigli sanitari su come comportarsi".
Si era espresso sull'inchiesta sull'urbanistica sostenendo che fosse necessario che venisse azzerata la Commissione Paesaggio. E proprio sulla base di quanto scoperto dalla Procura, aveva espresso contrarietà sulla costruzione selvaggia a Milano: "Io abito in periferia, a Precotto, ogni angolo che si svuota arriva una gru per costruire in alto", aveva detto.
Aveva denunciato la decisione del Comune di sfrattare il Circolo Combattenti e Reduci di Piazza Volta: "Il Comune sfratta coloro che hanno salvato il glicine. Invece che essere premiato e ringraziato, il circolo viene sfrattato", aveva detto.
Aveva però sostenuto la decisione del Comune di costituirsi parte civile nel processo a carico degli ex gestori del Cpr di via Corelli: "Ci sono state nel Cpr gravi violazioni dei diritti umani. È giusto e importante che il Comune si schieri a difesa dei diritti dei migranti, garantendo la tutela della dignità e della legalità", aveva infatti sostenuto. Ma quando il Comune aveva fatto un passo indietro, aveva detto: "La giunta ha perso ancora una volta l’occasione di fare qualcosa di sinistra".