Durante la prima ondata di Coronavirus Massimo Cannavò, chirurgo oncologico dell'ospedale di Cittiglio in provincia di Varese, è balzato agli onori di cronaca per aver salvato la vita a Mattia Guarneri, lo studente di 18 anni risultato positivo al Covid-19 che fu ricoverato in terapia intensiva all'ospedale di Cremona – dove Cannavò era di servizio – con i polmoni particolarmente compromessi. La storia aveva fatto il giro dell'Italia commuovendo migliaia di persone e facendo sì che gli venisse affibbiato l'appellativo "medico-eroe". Nelle scorse settimane anche il dottor Cannavò – come Mattia la scorsa primavera – è stato contagiato e come il 18enne è riuscito fortunatamente a sconfiggerla.

Il medico: "Mattia mi dava coraggio. È stato commovente"

"Ho avvertito un malessere generale, qualche linea di febbre e stanchezza, ma non pensavo al Covid", racconta in un'intervista al giornale VareseNews. Per il medico quei sintomi erano riconducibili alla condizione di stress vissuta dopo la prima e la seconda ondata. Mai avrebbe pensato al Covid considerata anche l'attenzione prestata alle norme di sicurezza: guanti, mascherine, tuta, soprascarpe, ma nonostante questo il medico è stato infettato e il 27 dicembre è risultato positivo. Anche Cannavò, come tanti altri pazienti, è stato ricoverato e in quei giorni ha avuto il sostegno di amici, parenti e anche di Mattia: "Mi dava coraggio ed è stato commovente". Dopo aver trascorsi notti insonni in ospedale e con la paura di non farcela, fortunatamente la malattia ha iniziato a regredire. Una regressione lenta, ma che ha lasciato il medico senza forze: "Mi sono sempre chiesto come mai anche Mattia fosse stato dimesso dall'ospedale in carrozzina. Ora capisco: tutto il corpo ne esce profondamente provato".

I giorni in ospedale di Mattia

Proprio Mattia, che adesso ha 19 anni, durante la scorsa primavera, fu ricoverato nella terapia intensiva dell'ospedale Maggiore di Cremona. Una lotta durata diverse settimane: ad aprile fu trasferito dal reparto di terapia intensiva per andare in quello di pneumologia e solo dopo tanti giorni riuscì a lasciare l'ospedale. Una battaglia che ha segnato profondamente la sua vita e che lo ha portato a diventare simbolo ed esempio per tutti i giovani. Da allora il 19enne ricorda sempre ai suoi coetanei di stare attenti e rispettare le regole. Un appello condiviso anche dal dottor Cannavò che ancora oggi si chiede come sia possibile che ci siano persone che non credono in questa malattia: "Io ero in quel letto per aver fatto il mio lavoro, per aver soccorso e aiutato tanta gente sofferente. Non meritiamo che la gente neghi i nostri sforzi".