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Il caso della donna picchiata dai vigili a Milano

Donna trans manganellata dai vigili a Milano, Bruna testimonia in aula: “Botte al costato, un massacro”

Bruna, donna trans aggredita a manganellate da due agenti della polizia locale a Milano il 24 maggio 2023, ha testimoniato in aula: “Sentivo le botte al costato e il massacro”.
A cura di Giulia Ghirardi
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"Non ho visto chi mi ha colpito in testa perché avevo gli occhi chiusi, mi bruciavano" per lo spray al peperoncino che "mi hanno spruzzato da un metro". E poi le botte al costato e "tutto quel massacro" che "sentivo". È questa una parte della testimonianza resa oggi, lunedì 13 aprile, da Bruna, la donna trans il 24 maggio 2023 è stata aggredita a manganellate da due agenti della polizia locale a Milano, accusati di lesioni e falso.

La testimonianza di Bruna in aula

Davanti alla giudice Marina Colabraro, Bruna, rispondendo alle domande della pm Giancarla Serafini, ha dato la sua versione della vicenda avvenuta in via Sarfatti, non molto lontano dall'università Bocconi, filmata e pubblicata sui social da alcuni cittadini e finita al centro di un acceso dibattito pubblico.

La testimone ha ammesso di aver urlato agli agenti che mentre era al Parco Trotter la stavano portando via per il suo comportamento sopra le righe: "‘Prendete solo me perché sono trans e voi omofobi' avevo detto". Bruna ha anche ammesso di essere stata "agitata", di aver battuto le mani sul plexiglass che divide l'abitacolo della macchina dei vigili, isolando il sedile posteriore. Allo stesso tempo, però, la donna trans ha anche aggiunto di aver sentito uno dei due agenti dire all'altro "ferma l'auto, così la facciamo scendere, le diamo un paio di botte e poi la portiamo" in via Custodi. "Quello più grosso è sceso con il manganello", ha proseguito la teste, spiegando di essere riuscita a scappare quando ha aperto la portiera. Da lì sarebbe nato l'inseguimento. "Se ti prendo ti ammazzo", ha ricordato Bruna in aula, tornando con la memoria alle parole del vigile. "Ti riempio di botte".

La donna trans avrebbe, invece, negato di aver spinto uno degli agenti a terra così come di aver cercato di ferirsi con una molletta per i capelli. Nella sua ricostruzione Bruna ha tenuto a sottolineare che, quando è uscita dalla siepe al termine dell'inseguimento, trovandosi davanti il vigile "ho alzato le mani e gli ho detto: ‘portami in Questura, ma non picchiarmi". Invece, per tre volte le avrebbero spruzzato lo spray, poi l'avrebbero colpita in testa e al costato.

Le indagini

In seguito all'accaduto, era partita un'inchiesta che era stata affidata alla pm Giancarla Serafini e che ha portato tre poliziotti a processo. Uno è stato condannato dal giudice dell'udienza preliminare Patrizio Nobile a luglio del 2024 in abbreviato a 10 mesi e ora la pena è stata confermata in Appello.

Gli altri due vigili stanno affrontando il dibattimento in questi giorni. Durante l'ultima udienza, uno ha ammesso di aver "sbagliato", mentre l'altro nel tentativo di difendersi ha detto di non aver avuto "la percezione corretta e precisa di quel che stava accadendo" e di aver usato lo spray urticante per interrompere l'aggressione: "Era il modo migliore per fermare tutto", nonostante lo avesse utilizzato in modo "scorretto".

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