Detenuto picchiato nel carcere a Busto Arsizio, sei agenti indagati: due per lesioni, quattro per frode

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Foto d'archivio
Un 28enne messicano ha dichiarato di essere stato aggredito l’8 febbraio scorso nel carcere di Busto Arsizio, a Milano, da alcuni agenti penitenziari. Sei ufficiali sono indagati: due per lesioni ai danni del 28enne, quattro per falso ideologico e frode processuale. Avrebbero dichiarato il falso nel rapporto. Intanto è stato disposto l’incidente probatorio.

8 Febbraio 2026. L'ispezione di un agente, una bottiglia di grappa trovata sul tavolo della cella, il rifiuto del detenuto di consegnarla. Poi le percosse. Quindi la tappa obbligatoria in infermeria e, ancora, i soprusi di un altro poliziotto. Frattura della piramide nasale e foro maculare, il referto. Il rapporto, falso. Gli altri quattro colleghi lo avrebbero cambiato per giustificare le percosse come un atto dovuto, di difesa, anche se dalle parole del ragazzo, un 28enne messicano del carcere di Busto Arsizio, a Milano, quello sarebbe solo stato un pretesto per inveire contro di lui. Per picchiarlo brutalmente. Questo è il contesto in cui sta indagando la procura. Sono sei gli agenti indagati: due per lesioni aggravate, gli altri quattro, invece, devono rispondere di falso ideologico e frode processuale.

Nell'inchiesta, condotta dal pubblico ministero Giulia Grillo, le dichiarazioni del ragazzo verranno utilizzate come prova nell'incidente probatorio, l'udienza precedente al processo. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l'episodio sarebbe nato dalla necessità di intervenire nella cella 20 per "un evento critico", forse una protesta o una lite tra compagni di cella. Un agente, una volta vista la bottiglia di grappa, avrebbe cercato di farsela consegnare, trovando resistenza. Ed è lì che avrebbe colpito il detenuto 28enne con un oggetto contundente dritto al volto, ferendolo. Dopo un collega lo avrebbe portato in infermeria, ma anche lui lo avrebbe colpito con una serie di schiaffi alla testa e al naso. Frattura nasale e foro maculare, la diagnosi. Quaranta giorni, la prognosi. In ballo ci sarebbe un rapporto falso, dicono gli inquirenti, quello stilato dai quattro agenti che avrebbero rimpicciolito le aggressioni dei colleghi e gonfiato la reazione del 28enne: uno di loro ha dichiarato di aver visto il messicano e altri due reclusi armati con le gambe di un tavolo e che, tra loro, ce n'era uno con un coltello rudimentale, uno di quelli forgiati con la lamiera di una bombola a gas, e che ci fosse un fornelletto acceso con una pentola d'olio bollente pronta all'uso. Non solo: ha anche testimoniato che i tre detenuti avessero provocato i colleghi, per poi aggredirli.

Il capo d'accusa, che si basa sulla versione del 28enne (denunciato per resistenza a pubblico ufficiale), sostiene che gli altri colleghi coinvolti avrebbero cercato di sviare gli accertamenti disposti dal pm Grillo. Stando a quanto riferito dalle autorità, ad aprile, quando sono stati interrogati, avrebbero ribadito quanto scritto nell'annotazione che era stata stilata, oltre a dichiarare di non aver concordato nessuna versione con chi quella nota l'aveva scritta, affermando anche di non aver mai letto gli atti. In ogni caso, solo dopo l'esito dell'incidente probatorio sarà possibile avere le idee più chiare.

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