"Vorrei tanto fosse lei, vorrei dirle addio, abbracciarla un’ultima volta e poi provare a ritornare a vivere sapendo di aver fatto fino in fondo il mio dovere di padre. Solo allora troverò pace". Non è ancora sicuro che il corpo trovato nel fiume Adda sia quello di sua figlia, ma Hamed Ben Duod, il 37enne  che per giorni, ogni giorno, si è tuffato nelle acque del fiume alla ricerca della piccola Hafsa, ora spera di trovare pace nella certezza del destino della ragazzina di 15 anni.

La 15enne annegata durante una gita lo scorso primo settembre

A lanciare l'allarme segnalando la presenza di un corpo, ieri mattina, sono stati due pescatori che hanno visto un cadavere galleggiare nel fiume e hanno immediatamente allertato i soccorritori. Sono stati i sommozzatori dei vigili del fuoco che in queste settimane avevano scandagliato in lungo e in largo il fondale del fiume a recuperare il cadavere poi consegnato ai medici per gli esami di rito.

Il padre si è tuffato ogni giorno per cercarla

Il padre di Hafsa al momento della tragedia si trovava in Marocco. Si era precipitato in Italia e da quel momento ogni giorno si è immerso nel fiume per cercare il corpo, fino a quando le autorità non glielo hanno impedito. Una scena immortalata in alcuni scatti da alcuni residenti della zona che poi li avevano postati su Facebook, suscitando grande commozione ed empatia per un genitore che non si voleva arrendere alla scomparsa della figlia. "Non posso smettere di cercarla – aveva raccontato – mi sto dando da fare per trovarla e spero che ci sia qualcuno con buona volontà che voglia mettersi a disposizione per aiutarmi". Ora la speranza della famiglia è che, con l'eventuale riconoscimento, di poter di dare una degna sepoltura alla giovane.