Il sindaco di Monza Dario Allevi
in foto: Il sindaco di Monza Dario Allevi

"È un periodo drammatico. Questa seconda ondata sta colpendo la mia città, il mio territorio. Insieme a Milano è ora Monza l'epicentro del Coronavirus". Non può che essere preoccupato il sindaco di Monza Dario Allevi che in questi giorni è costretto a fare i conti con una seconda ondata da Coronavirus senza tregua, diversamente invece da quanto è successo la scorsa primavera quando Monza era stata solo sfiorata dal virus. A Fanpage.it Allevi racconta quanto sta succedendo da casa sua, dove si trova in isolamento dopo un caso di positività nella sua famiglia. Ma lui rassicura: "Stiamo bene, ho fatto il primo tampone e sono negativo. Tra qualche giorno ne farò un altro".

Perché una seconda ondata così violenta in città? 

Semplice, Monza da sempre è legata a doppio filo con Milano. Quello che succede a Milano succede anche a Monza. Basti pensare che ogni giorno si spostano centinaia di migliaia di lavoratori e cittadini verso il capoluogo lombardo viaggiando su metro e treno. Se aumentano i contagi a Milano, dunque, aumentano anche qui.

Quindi si rischia di più sui mezzi pubblici? 

Non solo, la movida ha contribuito molto in questa impennata di nuovi casi. Monza da qualche settimana prima di Ferragosto registrava zero nuovi contagi al giorno. Con il ritorno dei giovani monzesi dalle vacanze, sono scoppiati i focolai. E a volte per portare il virus in città basta anche una serata nei luoghi della movida milanese.

Come frenare il virus dunque? Sta pensando a Monza come la nuova zona rossa?

Non vorrei neanche pensarci. Non posso negare di essere molto preoccupato e spaventato per i numeri. Eventuali zone rosse e altre restrizioni sono misure che non spettano a noi sindaci, ma piuttosto a Regione e governo che lavorano a stretto contatto con Comitati tecnici scientifici. Sono loro che hanno ben chiaro il quadro sanitario del territorio. Io ho guardato le conferenze stampa del premier Giuseppe Conte dalla tv di casa, esattamente come i miei cittadini.

Si aspettava maggior coinvolgimento?

Un coinvolgimento di tutti i sindaci. Invece le ore prima della presentazione del Dpcm non è stato neanche consultato il presidente dell'Anci. Come si dice, le scelte ci sono cadute sulla testa. Mentre è costante il dialogo con la Regione per cercare di condividere ordinanze e decisioni. Certo è che se hanno funzionato le misure dell'ultimo Dpcm lo vedremo solo tra una decina di giorni e allora tirerò le somme con il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Ci sono state proteste a Monza contro il nuovo Dpcm?

Al momento no, ma sono invaso da chiamate e messaggi dei lavoratori coinvolti, gli stessi che proprio ora si stavano piano piano rialzando dopo la caduta economica causata del lockdown. Perché questa chiusura imposta alle 18 è come se fosse una chiusura totale. Alla fine l'80 per cento del fatturato arriva dalle cena non dai pranzi, ridotti a zero se si pensa che la maggior parte dei lavoratori è in smart working.

Su cosa sta puntando per questa seconda sfida con il virus?

Stiamo riattivando tutti i servizi della scorsa primavera: come distribuire farmaci e spesa ai più deboli. E stiamo incrementando sempre di più i tamponi per cercare di isolare i monzesi contagiati. Al giorno stiamo facendo 2.200 tamponi tramite l'ospedale San Gerardo mettendo anche a disposizione nuovi punti prelievo: settimana prossima apriremo l'ex area fiera di viale Stucchi a Monza per i nuovi tamponi drive-through liberando così l'affluenza in ospedale.